EDITORIALE – Calciomercato Napoli e gestione De Laurentiis: il bilancio tra tesoretti fantasma e silenzi perduti

Nel football, la contabilità emotiva viaggia quasi sempre su binari opposti rispetto ai bilanci di esercizio. Piazzati gli esuberi, svuotati i corridoi e spolverati i registri, resta sul tavolo l’evidenza più banale e al contempo più spietata: manca un centravanti degno di tal nome. Perfino la gestione di Claudio Lotito, storicamente incline all’oculatezza spinta fino alle soglie dell’ascesi, finisce per apparire opulenta di fronte alle strettezze e alle alchimie contabili messe in mostra all’ombra del Vesuvio.
Viene legittimo ricucire i nastri dello scorso inverno. Ricordate la fiaba dei centoquaranta milioni congelati? Il famoso tesoretto che la società giurava di voler sbloccare, ostacolata soltanto dai mulini a vento delle burocrazie federali? Una narrazione comoda, quasi poetica, utile a deviare i fulmini, a puntare il dito contro le istituzioni e ad anestetizzare la piazza. Ora che il congelatore si è scongelato senza lasciare traccia nei tabellini degli acquisti, la domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto quei denari? Delle due l’una: o non son mai esistiti se non nei comunicati di facciata, o sono finiti a fare spessore direttamente nelle casse sociali.
Non bastassero i conti che non tornano, tocca assistere pure al valzer delle penne di corte. Sostenere che il monte ingaggi sia lievitato dopo aver congedato un plotone d’esecuzione guidato dal generale Lukaku significa spingere la provocazione oltre il limite della plausibilità. La gente, con o senza anello al naso, sa ancora fare le addizioni elementari. Tra progetti di stadi sospesi a mezz’aria, centri sportivi che assomigliano sempre più a promesse da campagna elettorale e gestioni opache, finisce che le ragioni degli ultras — quelli della protesta perenne — rischino persino di trovare un fondamento di logica. Nell’anno del centenario, soglia che meriterebbe ben altra liturgia, la rosa si ritrova consegnata a una non-campagna acquisti battezzata dalle scommesse Favasuli e Badiashile.
Eppure, il Presidente è tornato ad alzare la voce. Ha ripreso la parola per sbandierare ambizioni da Champions League, affidandosi alle geometrie di una truppa che comprende i Marin, gli Olivera, i Lucca e i Lang. Vaste programma, direbbe De Gaulle. Si finisce persino per provare la nostalgia del biennio con Antonio Conte: non tanto per il credo tattico, quanto per il miracolo di un silenzio presidenziale finalmente conquistato sul campo, con l’allenatore a fare da scudo e il patron confinato dietro le quinte. Oggi, con Massimiliano Allegri in panchina, la tentazione del protagonismo è riesplosa incontrollata: il Napoli, ci viene raccontato, è già forte così.
L’augurio è che la realtà di fine campionato non si incarichi di smascherare con la durezza dei numeri i limiti di questa rosa. Nel frattempo, ritrovare la virtù della riservatezza e spegnere i riflettori rimarrebbe, per distacco, l’acquisto migliore dell’intera sessione estiva.

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Vincenzo Letizia
Vincenzo Letizia, giornalista sportivo napoletano classe 1972, ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui Il Golfo, Il Tempo, La Verità, Cronache di Napoli e Il Corriere di Caserta. Ha raccontato il calcio in radio e in TV, partecipando a trasmissioni come Campania Sport, Pane e Pallone, Area Azzurri e ideando format come PianetAzzurro TV. Dirige il portale sportivo pianetazzurro.it e coordina progetti editoriali dedicati all’informazione e al territorio. Accanto al lavoro giornalistico coltiva la scrittura creativa: ama il mare, la montagna, la natura e il punto esatto in cui sogno e nostalgia si trasformano in poesia.
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