EDITORIALE – Da tifoso a cliente: il prezzo della passione

C’era un tempo in cui il tifo non era una voce di spesa a bilancio, ma un’eredità immateriale che si tramandava naturale di generazione in generazione. Oggi assistiamo a una metamorfosi profonda e inesorabile: la trasformazione del tifoso in cliente e, in molti casi, in un soggetto da spremere fino all’ultimo centesimo.
La passione per una squadra non si acquista con una campagna di marketing, si costruisce con l’abitudine. E il calcio di un tempo, nella sua semplicità, lo aveva compreso perfettamente. Permettere ai bambini di entrare gratis allo stadio al di sotto di una certa statura non era una semplice concessione benevola, ma una lungimirante strategia di fidelizzazione. Far respirare a un bambino l’odore dell’erba, il boato del pubblico e l’energia degli spalti significava regalargli un frammento di identità per tutta la vita.
A Napoli, al San Paolo, questa dimensione popolare aveva contorni persino più poetici: negli ultimi 5-10 minuti di gara i cancelli si aprivano ed era possibile accedere gratuitamente per vivere il finale di partita. Era un gesto di apertura verso la città, un rito collettivo che permetteva anche a chi non aveva grandi disponibilità di sentirsi parte della stessa comunità.
Oggi quel modello è stato sostituito da una rigida logica finanziaria. Gli abbonamenti e i biglietti hanno raggiunto costi esorbitanti, al punto che per un padre e un figlio vivere regolarmente lo stadio insieme è diventato quasi impossibile senza svenarsi. Tra tariffe intere applicate fin dall’infanzia, commissioni di servizio e costi accessori, una domenica al campo si è trasformata in un bene di lusso.
Trattare i tifosi alla stregua di “polli da spennare” porta con sé una conseguenza inevitabile: se trasformi l’appartenenza in un prodotto commerciale, non puoi sorprenderti se la gente comincia a comportarsi da cliente. E il cliente, per sua natura, fa i conti in tasca, valuta la convenienza e sceglie di acquistare solo quando l’evento garantisce un ritorno in termini di spettacolo o prestigio.
La fedeltà incondizionata non si coltiva a suon di rincari. Nasce da quelle prime volte che hai varcato un tornello da bambino senza che nessuno ti chiedesse un dazio per avere il diritto di innamorarti. Finché l’industria del calcio continuerà a privilegiare il profitto immediato a scapito dell’accessibilità popolare, raccoglierà uno stadio di consumatori attenti al prezzo, avendo perso per strada i tifosi di domani.

Salvatore Migliara

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