Carlo Alvino, nel corso del suo editoriale “Dillo ad Alvino”, in onda alle ore 12 su Teleclub Canale 77, ha ribadito la centralità di Massimiliano Allegri nel progetto del Napoli, sottolineando la piena fiducia della società nei confronti dell’allenatore e indicando nella sosta un passaggio importante per il lavoro degli azzurri.
«Il Napoli è nelle mani salde, oserei dire saldissime, di Massimiliano Allegri, che gode della massima fiducia da parte della società».
Per Alvino, il tecnico ha dovuto confrontarsi fin dal suo arrivo con giudizi particolarmente severi e spesso formulati prima ancora che il suo lavoro potesse essere valutato nel tempo. Le prossime settimane possono rappresentare l’occasione per rispondere attraverso il campo.
«Allegri deve smontare processi sommari iniziati già il giorno in cui ha messo piede a Napoli. Adesso ha a disposizione una grande chance».
La pausa consentirà infatti di lavorare con maggiore continuità e, soprattutto, di ritrovare alcuni elementi che possono incidere sugli equilibri della squadra alla ripresa del campionato.
«La chance è rappresentata proprio dalla sosta e dal recupero di calciatori importanti, giocatori che possono e dovranno fare la differenza».
Alvino si è poi soffermato sulle ragioni che, a suo giudizio, rendono Allegri un allenatore divisivo nel dibattito calcistico italiano. Al centro c’è soprattutto la sua concezione del gioco, nella quale la qualità individuale e la capacità di prendere decisioni sul terreno di gioco mantengono un ruolo fondamentale.
«Allegri non è ben visto, e questo non è un mistero, perché ha osato dire e continua a dire che il calcio non è soltanto tattica: conta, e tantissimo, la tecnica. Devi saper giocare a calcio e devi saper fare le scelte giuste».
Una visione che Alvino contrappone alla crescente centralità assunta nell’analisi calcistica da dati, metriche e differenti interpretazioni tattiche.
Il commentatore ha infine descritto il confronto intorno alle diverse filosofie calcistiche sempre più esasperato, criticando duramente una parte del mondo dell’opinionismo.
«Il calcio italiano sembra essere in una “guerra civile”, tra virgolette ovviamente. E in questo campo di battaglia, purtroppo, la malafede di tanti opinionisti deborda».