Il Bodo di Knutsen al Maradona: «Sfida aperta col Napoli, vogliamo sorprendere ancora»

Tra il sole di Partenope e l’ironia di Bodo: il maestro Knutsen non firma per il pari

I guantoni non li ha mai indossati davvero, eppure alla vigilia della notte del Maradona, Kjetil Knutsen ha mostrato riflessi da portiere di razza. In sala stampa ha disinnescato con un sorriso sornione ogni tentativo di cucire addosso al suo Bodo/Glimt l’abito del favorito. «In una partita del genere i favoriti semplicemente non esistono — ha chiosato il tecnico con la serenità di chi si avvia verso la sessantina e ne ha viste troppe per farsi impressionare —. Tutti possono esserlo e nessuno lo è». Arrivata a Napoli con tre giorni d’anticipo per godersi il clima mite dell’autunno campano — d’altronde, dalle parti del Circolo Polare le temperature viaggiano su ben altre frequenze —, la compagine norvegese non ha più i tratti dell’esotica sorpresa. Ne è consapevole lo stesso allenatore, alla guida del club da quasi un decennio e artefice di una crescita costante che da sei anni vede i suoi uomini stazionare stabilmente nei salotti buoni del calcio europeo.

I precedenti parlano chiaro, e il calcio italiano ha imparato a sue spese a non sottovalutare i gialloneri: dopo le storiche serate contro la Roma e i quarti di finale centrati nella scorsa edizione a spese dell’Inter, il Bodo punta a un nuovo colpo di teatro. «Conosciamo benissimo il Napoli, le sue enormi qualità così come i punti vulnerabili — analizza Knutsen —. Proveremo a sfruttarli, consci di affrontare una squadra in difficoltà ma dal valore indiscusso. Il Maradona è uno stadio magnifico e vogliamo dimostrare ancora una volta di cosa siamo capaci, pensando più alla prestazione che agli obiettivi teorici».

I dubbi di formazione, l’ex Hauge e la dinastia dei Berg cinquant’anni dopo

Sul piano strettamente tattico, la sfida del Maradona vedrà contrapposte due filosofie di pensiero diametralmente opposte. Il Bodo si presenta all’appuntamento al picco della forma fisica — forte di oltre venti successi stagionali, pur con il brutto scivolone di Monaco di Baviera ampiamente riscattato dalla perla interna contro il Borussia Dortmund —, prima della consueta sosta invernale del campionato norvegese. Qualche dubbio di formazione, tuttavia, agita la vigilia del tecnico. Le condizioni di Blomberg verranno sciolte soltanto nell’imminenza del fischio d’inizio: in caso di forfait, si scalda uno tra Brynhildsen e Mvuka per completare il tridente d’attacco a supporto della punta centrale Helmersen. In quella casella agirà naturalmente anche l’osservato speciale Jens Petter Hauge, ex milanista a caccia di un acuto lontano dalle mura amiche.

Tra i pali ci sarà Haikin, mentre la linea difensiva registra l’unico ballottaggio aperto tra Aleesami e Bjørtuft. A fare da punto cardinale in mediana sarà invece immancabilmente Patrick Berg. «Con lui o senza di lui cambiano tutti gli equilibri, la sua presenza sarà imprescindibile», ha scandito con fermezza l’allenatore. Un incrocio dal sapore quasi mistico con la storia: esattamente cinquant’anni fa, il nonno di Patrick, Harald Berg, sfidava il Napoli in Coppa delle Coppe con la stessa maglia. Mezzo secolo dopo, la dinastia dei Berg torna a calcare l’erba partenopea per scrivere un altro capitolo d’una favola che non intende finire.

Commenti
Segui il canale PianetAzzurro.it su WhatsApp, clicca qui