Sconfitta, lezione, débâcle, fallimento: la partita contro la Fiorentina (0-3 al Franchi) mette con le spalle al muro l’Inter e il suo allenatore. Dopo un solo mese abbondante di partite, i calciatori neroazzurri appaiono fuori condizione, stanchi: eppure Mazzarri doveva essere l’allenatore che finalmente avrebbe fatto correre i calciatori interisti, che avrebbe dato loro l’intensità che è mancata negli ultimi anni. Sembra che il gioco di squadra acquisito nelle primissime partite sia smarrito: il lavoro sulle fasce porta a cross esclusivamente dalla trequarti, facile preda dei difensori avversari, e il centrocampo crea poco o nulla: Kovacic tarda a dare continuità, Hernanes sembra la sua controfigura, M’Vila gioca da fermo e a Medel non si può chiedere anche di costruire in fase offensiva.
Il problema principale di questa Inter è l’atteggiamento con cui affronta ogni gara. Sembra spaventata: non si vede più l’aggressione verso il portatore di palla, il pressing asfissiante, e quella determinazione a non mollare un centimetro e quel carattere nel ripartire con cattiveria.
La classifica restituisce lo specchio delle prestazioni e dice che l’Inter è decima, più vicina alla retrocessione che al terzo posto, se si guardano i punti. In trasferta la banda Mazzarri ha messo insieme appena due punti in tre partite.
Contro la Fiorentina, l’Inter ha provato a forzare il ritmo nel secondo tempo, alzando il baricentro e cambiando modulo, passando dal 3-5-2 ad una specie di 4-2-3-1 con Hernanes in campo al posto di Ranocchia. Ma il brasiliano è l’ombra del giocatore che è stato alla Lazio e le occasioni migliori sono state ancora della Fiorentina.
In sei turni di campionato la squadra di Mazzarri ha subito per tre volte un gol nei primi dieci minuti (Palermo e Cagliari, le altre). I suoi undici appaiono lenti, passivi, attendisti. Non basta neanche il doppio mediano proposto al Franchi per schermare la difesa e aggredire gli avversari. La Fiorentina fa quello che vuole, sempre. Succede di nuovo sul raddoppio di Cuadrado, troppo libero di colpire dal limite dell’area. Anche nel 3-0 di Tomovic la fase difensiva è da rivedere e prima il colombiano con Babacar avevano creato imbarazzo in più occasioni (splendido un duetto disinnescato da Handanovic). Qualcosa, poco, la combina Dodò sulla sinistra, l’unico a impegnare Neto.
I quattro gol incassati dal Cagliari evidentemente non erano un caso: l’Inter ha smarrito quell’identità che sembrava stesse costruendo nella prima parte di stagione. Mazzarri appare impotente ma adesso ha la sosta da sfruttare. Alla ripresa del campionato lo scontro diretto con il Napoli chiarirà il futuro della squadra e forse anche quello dell’allenatore: contro il Napoli il tecnico di San Vincenzo potrà giocare di contropiede come piace a lui, ma davanti avrà l’ennesima squadra in cerca di risultato.
A questa crisi di risultati, si aggiunge un’ulteriore tegola in casa Inter: infatti Osvaldo si è fermato a causa di uno stiramento di secondo grado all’adduttore, che lo terrà fermo ai box per circa un mese. Quest’infortunio non ci voleva proprio: oltre ad avere a rischio per il match contro il Napoli Jonathan e Campagnaro, dal mercato estivo non sono arrivati altre alternative in attacco, così ora Mazzarri si ritrova con solo due punte a disposizione: Icardi e Palacio, sperando nella vena realizzativa di Guarin.
Questo match, può rappresentare molto per entrambe le squadre: l’Inter con una vittoria scavalcherebbe gli azzurri in classifica e metterebbe per un po’ da parte la crisi, le critiche e i malumori dell’ambiente nerazzurro tutto. Di contro, il Napoli di Benitez, reduce da tre vittorie consecutive tra Europa League e campionato, potrebbe definitivamente affossare una delle favorite alla corsa per il terzo posto, rilanciandosi alla grande in questo campionato, il cui avvio è stato molto al di sotto delle aspettative. Una vittoria e una prestazione convincente a San Siro da parte degli uomini di Benitez, potrebbero rappresentare un crocevia importante per il futuro della squadra azzurra in questo campionato, pronta a recitare finalmente il ruolo da protagonista che gli compete. Juventus e Roma a parte, naturalmente.