Eccolo Manolo Gabbiadini. L’attesa è durata un paio di settimane, giusto il tempo per un ambientamento veloce, per memorizzare gli schemi di Rafa Benitez e per trovare l’intesa coi nuovi compagni. Una ventina di giorni in tutto per costruirsi il primo gol e per evidenziare l’importanza delle scelte fatte da Riccardo Bigon nella sessione invernale del mercato. Una rete pesante quella infilata al Chievo. Importante, perché ha permesso al Napoli di consolidare il terzo posto, mentre sul piano personale gli è servita per portarsi a
quota 8 nella classifica dei cannonieri.
VALORE AGGIUNTO Si è sbloccato con una girata da attaccante vero, spalle alla porta, s’è liberato della pressione di Cesar ed ha battuto Bizzarri, consentendo al Napoli di vincere la terza partita consecutiva, roba mai riuscita in questo campionato. «Ci tenevo a segnare, un gol fa sempre piacere. E’ il primo con la maglia azzurra ed ha un gran valore, perché ha aggiunto tre punti pesanti alla nostra classifica», ha osservato l’ex attaccante della Sampdoria. Che non si pone limiti sugli obiettivi da raggiungere « Dobbiamo contare soltanto sulle nostre forze, provare a vincerle tutte e fare i conti a fine campionato».
PRESENTE E FUTURO L’importanza di Gabbiadini la spiega Rafa Benitez: «E’ difficile da controllare. Può giocare a destra, a sinistra, al centro, in tutti e quattro ruoli in attacco. Non dà punti di riferimento ai difensori. Con lui, De Guzman, Mertens e gli altri possiamo affrontare più partite a settimana». Il discorso, poi, scivola inevitabilmente sul futuro del tecnico. L’argomento tiene in ostaggio Rafa Benitez che, nonostante le insistenze, trova sempre il modo di rispondere senza aggiungere nulla a quanto ha già detto nelle ultime settimane. «Ne riparleremo tra un paio di mesi. Intanto, voglio continuare a lavorare con impegno. In Italia, quando si è in scadenza, è come se si avvicinasse la fine del mondo, mentre per me non lo è. Al Chelsea nonostante già sapessi che sarei andato via ho ottenuto il terzo posto e vinto l’Europa League. E’ questione di professionalità». Bisognerebbe fargli i complimenti per come riesce a gestire le pressioni dell’ambiente. Ma lui ha un’esperienza tale da poter stare al gioco senza mai dare segnali di cedimento. Perché nei suoi pensieri ce n’è uno che lo tiene sempre sulla corda: vuole vincere, così come ha sempre fatto nella sua lunga carriera di allenatore. «Non sempre è possibile, ma voglio provarci. Mi parlate di secondo posto, di obbiettivi ed io rispondo che la mia mente è già proiettata alla sfida di mercoledì, contro l’Inter: alla coppa Italia ci tengo ed arrivare in semifinale sarebbe già un bel traguardo».
La Gazzetta dello Sport