Il Napoli con Demme cambia nella dimensione dell’equilibrio. Resistenza, agilità e proprio equilibrio sono le tre caratteristiche fondamentali di un calciatore che ha un’ottima capacità di giocare nel breve: così si cercherà un’uscita più pulita, provando ad evitare le voragini in mediana. Demme è un calciatore senza punti di debolezza per un mediano: perché se è vero che per segnare un gol nel campionato tedesco ci ha rimesso un dente, Gattuso ha trovato nel giocatore che tanto lo ammira, quell’uomo di lotta e di governo che può essere funzionale a quelli che sono i problemi evidenziati dall’allenatore azzurro. Demme è uno abituato a giocare palla a terra, il Lipsia è una delle squadre che effettua il fraseggio più stretto della Bundesliga. Giocando in questo modo, Demme guadagna falli, pur non tirandosi mai indietro: nella gara contro il Borussia dello scorso 17 dicembre, sono stati 12 i palloni recuperati da Demme, la mappa termica della sua partita certifica come si sia mosso su tutto il fronte mediano, occupando tutti i settori del campo davanti la linea di difesa.
CHI ESCE?
Le caratteristiche ed i compiti per i quali Diego Demme arriva a Napoli sono tali che l’italo-tedesco (oppure Lobotka, qualora dovesse arrivare), dopo un naturale ambientamento, dovrebbe esser titolare di una squadra che deve tirar fuori, presumibilmente, uno degli attuali titolari in mediana. L’ipotesi più semplice sembra esser quella che conduca ad un maggior equilibrio, con un Demme che vesta i panni dello Jorginho di un paio di stagioni fa, con Allan a destra e Zielinski o Fabian a sinistra. In realtà, l’ipotesi dei due interni con caratteristiche più offensive può esser sviluppata a gara in corso, ma anche dall’avvio, regalando a Gattuso una varietà di ipotesi che partono sempre dal concetto di equilibrio: nelle gare dove è presumibile che l’avversario parta con un baricentro più basso, l’ipotesi di Zielisnki e Fabian con Demme diventa più praticabile. Complesso immaginare un 4-2-3-1 al momento, proprio per la ricerca di questi sistemi di compromesso tra le due fasi che sono il principale cruccio del trainer azzurro, anche perché in fase di non possesso si tornerebbe, inevitabilmente al 4-4-2, modulo che Gattuso, più volte, ha sottolineato di gradire poco.