C’è un’Italia che non può permettersi di restare fuori dal Mondiale, perché l’assenza non sarebbe solo sportiva ma culturale, quasi identitaria. A ricordarcelo non è un opinionista qualunque, ma l’ultimo capitano capace di sollevare la Coppa del Mondo, Fabio Cannavaro, uno che ha visto l’azzurro nel suo punto più alto possibile. Le sue parole non sono nostalgia, ma avvertimento: tra passato glorioso e futuro incerto, la Nazionale è davanti a un bivio che non ammette più distrazioni.
Se l’Italia non vede un Mondiale dal 2014, potremmo cominciare a chiamarla vacanza permanente della Nazionale. Fabio il Capitano Cannavaro — sì, proprio quello che nel 2006 sollevò la Coppa del Mondo come se fosse il primo sacchetto di spesa del sabato — lancia un allarme che a Coverciano arriva come un fischio d’inizio troppo presto: “Non andare al Mondiale sarebbe un dramma per l’Italia”. Un’affermazione che suona più come un j’accuse che come una semplice opinione sportiva, e che risuona netta, severa, quasi da film drammatico in tre atti.
E qui arriva il secondo tempo, la puntata serale: quando gli si parla del nuovo commissario tecnico azzurro — Gennaro Gattuso, anima ringhiosa del calcio, uomo che se potesse darebbe lezioni di grinta anche alla livella — Cannavaro non fa il diplomatico da boutique: fiducia totale, rispetto, e quasi un abbraccio pubblico all’ex compagno di Nazionale.
«Non sono mai stato vicino alla panchina dell’Italia», racconta Cannavaro con quella chiarezza da ex numero 5 che scende in campo anche quando la trama si fa tattica, «ma la scelta di Rino io la condivido. È un allenatore con tanta esperienza, che studia» — quasi a dire: questo qui non è lì per caso, sa cosa fa.
Dalla prospettiva di uno che il calcio lo ha vissuto da capitano, da leader, e ora lo vive da tecnico altrove — è ct dell’Uzbekistan, altra storia di calcio e di mondiali — il messaggio è chiaro: l’Italia deve ritrovare se stessa, non può permettersi il lusso di restare a guardare un’altra Coppa del Mondo seduta in tribuna.
E dunque, la metafora è servita: se il calcio fosse una casa, Cannavaro sta bussando alla porta della Nazionale azzurra con la chiave del mondiale nel pugno, dicendo: “Non lasciate la luce spenta, non spegnete la festa. Tornate dentro, ché la partita è troppo bella per perdersela.”