Midi Vincenzo Letizia
Due vittorie di fila in amichevole, nientepopodimeno che contro Lussemburgo e Grecia? E chi se ne frega! Potete anche vincerne cinquanta di fila, adesso. Potete inanellare strisce positive nelle qualificazioni europee, dominare i gironcini di Nations League e gonfiare il petto davanti alle telecamere per qualche amichevole estiva. Ma la realtà è una macchia d’inchiostro indelebile sul tessuto del calcio italiano: per la terza volta consecutiva, l’Italia guarderà i Mondiali dal divano.
Il Mondiale è l’essenza stessa del calcio, l’appuntamento che un intero Paese aspetta per quattro anni. Eppure, questa banda di strapagati professionisti riesce a fallire l’obiettivo minimo da ben dodici anni. Dodici. Un’intera generazione di tifosi sta crescendo senza sapere cosa significhi vedere l’azzurro nella competizione più importante del pianeta. È un insulto alla storia, alla passione popolare e alla dignità sportiva.
Se ci fosse un briciolo di coerenza, la RAI — il servizio pubblico pagato con i soldi dei contribuenti — dovrebbe oscurare i canali durante le amichevoli di questa selezione. Dare visibilità e risonanza mediatica a chi ha collezionato una simile serie di fallimenti storici significa giustificare la mediocrità.
A coronamento di questo scenario desolante, assistiamo al solito valzer delle panchine nostrane, dove i nomi girano sempre in un circuito chiuso che premia la solita vecchia guardia incapace di rinnovarsi. Vedere Rino Gattuso sedersi sulla panchina della Lazio dopo un simile fallimento è solo l’ennesima conferma di un sistema che ricicla se stesso senza mai proporre una vera rivoluzione tecnica o culturale.
Vengono i brividi a pensarci, e forse è meglio fermarsi qui. Non c’è rimasto più nulla da dire, solo tanta vergogna.