​Il peso dei metalli nobili e il tesoro di Trebisonda: Manna, ascolta il Mondiale

di Vincenzo Letizia

Se il calcio fosse una scienza esatta, Max Allegri ne sarebbe il geometra più pragmatico. Ma poiché il pallone resta materia fluida e sentimentale, persino le certezze più granitiche ballano sotto i riflettori di un Mondiale che sposta equilibri e sentenze. Non siamo nella testa del tecnico livornese — fortunatamente per la nostra pace interiore —, ma lo sguardo non può non posarsi sulle fatiche di Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne. Il Belgio scolora e, con esso, sbiadisce l’utilità di mantenere all’ombra del Vesuvio due totem dai passaporti prestigiosi e dagli ingaggi, direbbe qualcuno, decisamente cospicui. Se il tramonto è iniziato, tanto vale non trasformarlo in un’agonia finanziaria.
Mentre si riflette sui senatori, le cronache di mercato sussurrano di addii eccellenti e, francamente, clamorosi. Si leggono i nomi di David Neres e, soprattutto, del giovane Antonio Vergara. Ecco, qui la penna si fa pesante. Cedere il talento nostrano prima del tempo sarebbe un delitto di lesa gioventù, il classico contropiede subìto dalla fretta: evitiamo il rimpianto di vederlo esplodere altrove, magari con un’altra maglia addosso a ricordarci ciò che poteva essere e non è stato. Su di loro si deve puntare, senza se e senza ma. Diverso il discorso per elementi come Sam Beukema e Noa Lang. Non vanno bocciati del tutto; meritano una chance, una cernita più accurata sotto il rigido ma protettivo spartito allegriano. Di contro, su Lorenzo Lucca è meglio stendere un velo pietoso. Il campo ha parlato, si passi oltre senza troppi rimpianti.
Sia chiaro: Allegri sa il fatto suo, e in tandem con il direttore sportivo Giovanni Manna la ditta è solida. Sanno perfettamente dove mettere le mani. Tuttavia, a noi che questo Mondiale lo stiamo scrutando partita dopo partita, sia concesso un suggerimento, un’imboscata lirica alla nostalgia del bel calcio. C’è un nome che scotta, un profilo che accende le fantasie: Christ Ravynel Inao OULAÏ.
Classe 2006, ivoriano di Yopougon, attualmente in forza a quel Trabzonspor che con il Napoli vanta storicamente canali preferenziali. Ha vent’anni, ma gioca con la sfrontatezza dei veterani e la grazia degli eletti. Centrocampista totale: tecnica da fuoriclasse nel ricamo, ma anche polmoni da faticatore, capace di strappare palloni e ripulirli con una qualità superiore, quasi aristocratica. Altro che il De Bruyne odierno, che il suo pezzo di storia lo ha ormai ampiamente scritto. Questo ragazzo ha il futuro stampato negli occhi e nei piedi. Costerà caro, d’accordo, ma il talento vero non ha prezzo, ha solo un appuntamento con il destino. E De Laurentiis farebbe bene a presentarsi per primo.

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