Editoriale. Se Indiana Jones, nel noto film di qualche anno fa. andava alla ricerca dell’arca perduta, il Napoli va alla ricerca della sua identità, oggi smarrita. Dopo cinque giornate di campionato, gli azzurri di Allegri hanno conquistato solo 7 punti, e sono distanti dalla zona Champions di cinque lunghezze, un magro bottino, sicuramente insoddisfacente per le aspettative societarie e per la tifoseria napoletana. Le tante assenze per infortuni e operazioni varie, non possono essere un alibi, pur se la mancanza dello scozzese Mc Tominay si sta facendo sentire moltissimo. L’allenatore toscano si è molto arrabbiato, dopo il pari subito al Franchi e si è sfogato con i suoi giocatori negli spogliatoi, accusandoli di non mettere in campo quella cattiveria agonistica, quella fame di successo che serve ad una squadra di rango. La rassegnazione non è un termine consono al vocabolario di Max Allegri., il quale , in parole povere, si sentito tradito. Inoltre anche il mancato intervento del presidente De Laurentiis lo ha deluso. Il tecnico ha più volte asserito che la squadra non ha veleno, di non aver, ancora, visto la determinazione necessaria per vincere, sfruttando l’arma della cosiddetta “cazzimma” per mettere alle corde gli avversari, Dov’è il vero Napoli? Dov’è finita la sua identità? I successi devono essere conquistati con la sofferenza, con la tenacia, con il sudore della fronte, con la rabbia agli occhi. Tutte cose che il buon Max, finora, non ha notato nei suoi calciatori. Oggi come oggi Allegri è di pessimo umore a causa della disinvoltura con la quale la squadra si è accontentata del risultato nullo, come se fosse una formazione di centroclassifica, alla quale un punticino basta e avanza. “Così non va, pretendo un atteggiamento diverso da quello visto a Firenze e poi, più desiderio di emergere”. Queste sono state le prime parole del mister negli spogliatoi. Forse, in molti giocatori, è subentrato un senso di appagamento dopo i trofei vinti negli ultimi anni? Anche questo è possibile.