C’è un elefante nella stanza in questi Mondiali, ed è inutile girarci intorno: l’allargamento del torneo ha portato a un livellamento verso il basso che definire vistoso è un eufemismo. Accanto a corazzate di un’altra categoria, ci si ritrova a guardare partite tra nazionali la cui presenza sul palcoscenico più importante del mondo resta un mistero doloroso per gli occhi. Il risultato? Uno spettacolo sbiadito, dove la noia regna sovrana e l’entusiasmo svanisce dopo i primi dieci minuti di gioco.
A peggiorare la situazione ci si mette anche la colonna sonora di questo torneo: le telecronache moderne. I telecronisti di oggi sembrano aver dimenticato l’abc del mestiere. Invece di fare una sana, vecchia cronaca lineare – nominando i calciatori in possesso di palla, spiegando chi sta facendo cosa – si perdono in statistiche cervellotiche, aneddoti sul cugino del terzo portiere o analisi tattiche da accademia.
Il telespettatore comune, magari sintonizzato a orari improbabili, si ritrova davanti a perfetti sconosciuti che nessuno si prende la briga di identificare. Il tutto condotto con un ritmo soporifero, monocorde, che trasforma la partita in una perfetta ninna nanna. Un po’ di brio, di ritmo e di pura e semplice narrazione sul campo sarebbero la vera rivoluzione.
La trappola del possesso palla e la fine della verticalità
Ma il problema non è solo come il calcio viene raccontato; è come viene giocato. Il regolamento si evolve, eppure si continua a ignorare la vera urgenza: il tempo effettivo, che porrebbe fine alle sceneggiate e alle perdite di tempo scientifiche.
Ancora più urgente, però, sarebbe limitare lo stucchevole festival dei retropassaggi infiniti. Intere frazioni di gioco passate a far girare la palla all’indietro fino al portiere, azzerando qualsiasi accenno di verticalizzazione o di azione offensiva coraggiosa. È il grande danno collaterale del “tiki-taka” di Pep Guardiola: una filosofia nata per geni assoluti del palleggio che è stata malamente copiata da chiunque, trasformando lo sport più bello del mondo in un infinito, ipnotico e irritante possesso palla sterile. Il pubblico si stufa, il ritmo crolla e il calcio perde la sua anima.
Il calcio è un gioco di verticalità e di emozioni, non una partita a scacchi giocata all’indietro. Se persino i telecronisti si addormentano, significa che è il momento di cambiare rotta.