di Vincenzo Letizia
Contro il Frosinone, il professore belga ha tenuto l’ennesima lectio magistralis: una doppietta che unisce la geometria e la grazia, impreziosita da un rigore perfetto e da un tocco chirurgico da biliardo sotto misura. Non è soltanto questione di gol, tuttavia. È la visione di gioco celestiale, la verticalizzazione millimetrica che nasce dove gli altri vedono solo densità e traffico. De Bruyne parte da lontano, illumina la manovra ma non disdegna l’arte oscura della trincheria: fa filtro, recupera palloni, cuce e scuce con la sapienza di un sartoriale centrocampista di lotta e di governo.
Finalmente, da un mesetto a questa parte, i pochi blasfemi che avevano osato storcere il naso di fronte a tale maestria si sono dovuti arrendere all’evidenza. Il campione di Drongen, ora che la condizione fisica ha raggiunto i giusti standard, rappresenta quel valore aggiunto capace di spostare gli equilibri di un’intera stagione. Pochi palcoscenici in Italia possono vantare la leggiadria tecnica e la profondità mentale di un simile interprete. E chi ancora mastica amaro, farebbe bene a mettersi comodo: lo spettacolo, quando parla il pallone, zittisce tutti.