Dalle certezze smarrite in Champions League alla mancanza di ritmo in campionato: il doppio intervento ai microfoni di Stile TV traccia il bilancio del momento azzurro.
Il percorso del Napoli, tra le ambizioni europee e la continuità in Serie A, si trova di fronte a un importante momento di riflessione. Nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra”, condotta da Raffaele Auriemma su Stile TV, due autorevoli voci del giornalismo e del calcio giocato hanno tracciato una disamina dettagliata sui recenti passaggi a vuoto della formazione partenopea e sulle dinamiche tattiche introdotte dalla nuova gestione tecnica.
Mario Gago (Radio Onda Cero)
Mario Gago, giornalista di Radio Onda Cero, si è concentrato sulle difficoltà palesate dalle formazioni italiane nel panorama internazionale, con un focus specifico sulla prestazione offerta dagli azzurri in Champions League:
«Il Napoli e le italiane che hanno perso in Champions hanno dimostrato di non avere le certezze nei momenti importanti delle partite europee. I giocatori delle squadre italiane hanno commesso errori che non ti aspetti, hanno giocato meno bene di quello che possono fare. Non so perché perdono certezze a livello europeo, ma è ciò che sta accadendo alle squadre italiane che sono il top in Italia.
Stanno cambiando tante cose dal punto di vista tattico nel Napoli con l’arrivo di Allegri e nella gara di Champions non è riuscito a gestire la gara e il risultato. Ed è un peccato perché era partito bene, ma poi il Napoli è sparito. Non so se sia anche un problema mentale, ma il Villarreal ha cambiato tantissimo e l’allenatore ha cambiato completamente l’aspetto tattico del Villarreal. L’errore di Politano ha dato la svolta alla partita, il Villarreal ha preso certezza e il Napoli ha smesso di crederci. Tatticamente ci sta che i giocatori perdano il focus perché si è in fase di cambiamento, ma mentalmente non si possono perdere le certezze. È un problema di tutte le italiane.
Il Napoli ha campioni come De Bruyne, un grandissimo giocatore che può fare la differenza come McTominay e un grandissimo attaccante come Hojlund. A livello di nomi, il Villarreal ha Pape Gueye che è molto forte, ma non fa la differenza, ha Mikautadze che è interessante, ma mi terrei sempre Hojlund; però è un sistema che funziona molto bene per i giocatori che devono riscattarsi».
Arturo Di Napoli (Doppio ex Venezia-Napoli)
Arturo Di Napoli, ex attaccante e doppio ex della sfida tra Venezia e Napoli, si è espresso invece sugli aspetti metodologici, sulla tenuta ritmica della squadra e sul confronto con il passato recente:
«Il Napoli non è ancora una squadra concreta, è cambiata non negli uomini ma nella metodologia. Nei ritmi è ancora molto basso rispetto alle altre squadre e questo determina perché la qualità non basta se diventi prevedibile. Non so se manca qualcosa nella preparazione, ma nella mentalità sì. Ogni allenatore vive il calcio a modo proprio, ma con Conte vedevo un Napoli più aggressivo, con ritmi alti e credo che Allegri sia stato preso per non strizzare ulteriormente giocatori che hanno qualità ma che non sono più giovani. C’era da scegliere se ringiovanire la rosa e quindi cambiare, oppure prendere un allenatore che potesse gestire questo gruppo ed ha scelto la seconda.
De Laurentiis a Napoli ha fatto un lavoro straordinario, questa è una squadra che può competere in Italia e in Champions, ma credo che avere degli elementi della società che vadano a supporto di allenatore e squadra in moments particolari come questi sia necessario.
Il Venezia non ha la classifica che merita, ha raccolto meno di quanto ha seminato, però sulla carta il Napoli è molto più forte e non può aver paura del Venezia o del cambio di allenatore.
Negli anni il Napoli ha portato giocatori sconosciuti alla ribalta, con un gioco collettivo e con allenatori che avevano una predisposizione diversa da quella di Allegri. La sensazione che il Napoli mi dà, è che vive sui singoli e se ti affidi alle giocate dei singoli a volte va bene e altre no. Per andare oltre serve il collettivo, con la qualità dei singoli, ma al momento non mi sembra forte il collettivo del Napoli».