Il Napoli di Sarri è già una squadra, irresistibile palla al piede, un po’ meno palla agli altri (ma un po’ meglio di una stagione fa). Viceversa, la Juventus di Allegri non lo è più o non lo è ancora, come documentano le troppe formazioni, i troppi cambi di modulo in corsa e le troppe sconfitte, già tre in sei giornate, quante ne incassò la stagione scorsa. Sono questi i confini di una partita inglese per ritmi, povera di tiri, spaccata da Insigne e Higuain.
Non c’entra un tubo il destino cinico e baro. C’entra, se mai, l’ombra dell’ombra di Hernanes, schierato regista e letteralmente spazzato via dagli avversari: il pisolo sul raddoppio di Higuain, vogliamo parlarne? Non cerco il capro espiatorio. Cercavo, semplicemente, un capo: non è Hernanes.
Di Sarri ho apprezzato il gioco verticale «a coltello», un 4-3-3 armonico E ormonico. La forza del pressing e del lavoro sporco, di disturbo, dalle punte in giù. L’attesa dell’attimo. Fino all’infortunio, Insigne si era messo in tasca Padoin. Pogba a sinistra sembrava, in compenso, il tenente Drogo della Fortezza Bastiani: arirveranno mai questi Tartari?
La Juventus ha dato il massimo, solo che il suo massimo, oggi, è questo. De Laurentiis ha offerto un Vidal a Sarri, si chiama Allan. E poi, partito Tevez, Higuain non teme rivali come totem. Conta la qualità, non la quantità. E conta la cattiveria, quella fame che magari i giovani non recepiscono subito e la fama può aver annacquato nei vecchi.
Anche Jorginho regista, al posto di Valdifiori, è stata una buona idea. Il Napoli aveva bisogno di trovare equilibrio, la Juventus di riaprire un ciclo. Per questo, sarebbe servito subito un leader. Secondo Sacchi, il leader dovrebbe essere il gioco. Non sempre. Mi ha stupito la panchina di Cuadrado. Inserire o togliere un giocatore delle sue caratteristiche significa inserire o togliere uno schema, non banalmente una pedina. Allegri è il responsabile di un cantiere fin troppo aperto. Penso alla sua fissa per il trequartista, penso a Dybala: fu il primo acquisto in assoluto, possibile che il suo ruolo rimanga un quiz? Zaza lotta, come no, ma finisce spesso in fuorigioco.
Consideravo questa rosa, più debole della precedente, comunque da scudetto, e quindi non mi chiamo fuori. La Juventus sta porgendo troppe guance. E gli infortuni non spiegano tutto. Pane al pane: quando il più efficace si rivela Lemina, classe 1993, mediano recuperatore di mestiere, c’è poco da stare Allegri. Non è una battuta. E’ la classifica: la squadra campione da quattro anni già fuori dal giro scudetto alla sesta.
ROBERTO BECCANTINI