Al San Paolo la Coppa Italia sfila tra i bambini, ma nessuna festa in campo e sugli spalti

Sfilata a passo d’uomo. E quando dalla scaletta sbuca Hamsik con la Coppa tra le mani si leva il primo timido applauso. Dietro di lui, tutta la squadra. E in coda, De Laurentiis, Benitez, Bigon e Lombardo. Cominciano a sfilare a passo d’uomo. Dagli altoparlanti viene irradiata musica a volume bassissimo. Da Hamsik il trofeo passa nelle mani di Insigne. I calciatori arrivano sotto la curva A. Si fermano. Posano in gruppo e in silenzio. Non un gesto fuori le righe. E qui si leva il primo fragoroso applauso. Poi lentamente si dirigono verso i Distinti.
Dagli spalti si sprecano gli scatti. Il pubblico continua ad applaudire. Si sentono le voci dei bambini che inneggiano ad Higuain. A questo punto il trofeo viene passato a Benitez e De Laurentiis. Posano per i fotografi mentre gli altri calciatori passeggiano sulla pista d’atletica dirigendosi verso la curva B. Crescono gli applausi. Il San Paolo si riscalda, senza mai scivolare in scene plateali. Sotto la curva B, De Laurentiis e Benitez arrivano per ultimi. L’allenatore regge la Coppa con orgoglio e fa segno ripetutamente di dedicarla ai tifosi. Emozioni. Si leva un coro «Ciro, Ciro».

Niente spettacolo. Salta il solito spettacolo delle Cheerleaders. Salta la musica a tutto volume. Una cerimonia spartana ma toccante, significativa, commovente. Non c’è voglia di fare salti e di lasciarsi andare. E il primo a contenersi è Pepe Reina. Ma i bambini si divertono, esultano. Poi i calciatori vanno a fare riscaldamento, ancora sotto gli applausi. E quando lo speaker dopo aver annunciato le formazioni conclude con un «forza Napoli e forza Ciro», si leva l’ultimo applauso. Al San Paolo c’era solo voglia di guardare avanti. Senza odio.

Corriere dello Sport
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