IL PERSONAGGIO – Lorenzo Insigne, il Brasile aspetta

Lorenzo Insigne ha lasciato un’impronta indelebile nell’ultima finale di Coppa Italia: una sua doppietta ha permesso al Napoli di superare 3-1 la Fiorentina e di mettere in bacheca la quinta coppa, la seconda della gestione De Laurentiis. Purtroppo la partita figura ancora, a distanza di alcuni giorni, nei titoli di apertura dei TG e non certo per le sue due reti.

Insigne ha segnato due gol alla Del Piero, l’ex capitano juventino suo idolo dichiarato, vale a dire tiri ad effetto dalla distanza, così come il pesantissimo 3-2 al Cagliari della scorsa stagione o la punizione con cui ha trafitto il n.1 del Borussia Dortmund.

Insigne, attaccante del Napoli e nell’orbita della Nazionale, è nato a Napoli il 4 giugno 1991. È in azzurro, in pianta stabile, dal 2012: si è fatto le ossa in Lega Pro con la maglia di Cavese e Foggia ma si è fatto conoscere in Serie B nel Pescara di Zeman dove con Ciro Immobile ha costituito quel mix esplosivo che ha permesso alla compagine abruzzese di salire in Serie A in pompa magna. Parlava decisamente napoletano quel Pescara dato che i due scugnizzi hanno messo a segno, insieme, la bellezza di 46 reti.

In realtà, Insigne militava nel Napoli già nella stagione 2009-10, quella dell’avvicendamento in panchina tra Donadoni e Mazzarri, ma nessuno dei due lo “vedeva” e sarà proprio la cronica diffidenza verso i giovani del tecnico toscano, che pure lo fece esordire a Livorno, a farlo emigrare in prestito alla Cavese.

Dopo i fasti di Pescara, il ritorno a casa nella però non facile veste di sostituto di Lavezzi.

L’argentino, per tutti el Pocho, ha messo l’accento sulla seconda “o” andando sotto la Torre Eiffel insieme a Verratti, altro pezzo da novanta del Pescara zemaniano, cercato sì ma evidentemente non abbastanza da alcuni club italiani. Insigne, dal canto suo, sapeva a cosa andava incontro: Serie A, piazza importante, traguardi di un certo livello, far dimenticare Lavezzi e giocare a Napoli, cosa mai facile per un napoletano (chiedere per conferma a Ciro Ferrara, ai Cannavaro Bros., a Massimo Tarantino).

Quello che però non si aspettava era il dover essere dipendente, oltre che del Napoli, anche di Cavani. L’uruguaiano in tre stagioni ha superato la fatidica soglia delle cento reti e tanto è bastato per farne leader assoluto dell’attacco; quando i due erano in campo Lorenzo aveva l’onere di asfaltare la strada per mandare il Matador diritto in porta il che, malgrado le 37 presenze, lo confinò al misero bottino di sole cinque reti.

(Cavani, d’altra parte, beneficiava di un bonus per ogni rete realizzata ragion per cui calciava in porta anche dallo spogliatoio)

Il primo gol in maglia azzurra è quello del 3-1 contro il Parma siglato al San Paolo nella terza giornata dello scorso campionato; le altre sue vittime il Genoa a Marassi, il Milan, il Palermo ed il Cagliari al San Paolo. La punizione vincente contro il Borussia, lo scorso settembre, è stata la sua prima realizzazione in una competizione europea alla quale vanno aggiunte la rete siglata a Dortmund ed il gol contro lo Swansea in Europa League.

In chiave Nazionale inutile dire che lo scugnizzo sogna una vacanza di lavoro in Brasile: Prandelli ha l’imbarazzo della scelta lì davanti, ma le due reti nella finale di Coppa sono due squilli decisamente forti. Insigne finora vanta due convocazioni per la gare di qualificazione ai Mondiali, esordio a Modena contro Malta, e prima rete a Roma nell’amichevole contro l’Argentina, questo senza dimenticare il pianto dirotto lo scorso giugno dopo la finale europea Under 21 persa contro la Spagna.

Antonio Gagliardi

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