Scampia piange il suo Ciro, il ragazzo dell’autolavaggio

Dopo 53 giorni di agonia è morto Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito a colpi di pistola il 3 maggio scorso a Roma, nella zona di Tor di Quinto, alla vigilia della finale di Coppa Italia fra Napoli è Fiorentina. Aveva 30 anni e lavorava in un autolavaggio a Scampia. Domani pomeriggio i funerali nella piazza del quartiere. «È un eroe», dicono gli amici. La famiglia chiede giustizia e invita gli inquirenti a fare piena luce su quanto accaduto quella sera, a cominciare dalla gestione dell’ordine pubblico nelle fasi che determinarono il passaggio dei sostenitori napoletani nella roccaforte dell’ultrà romanista Daniele De Santis detto “Gastone”, ora accusato di aver sparato a Ciro. Anche il sindaco de Magistris, che ha proclamato lutto cittadino per il giorno dei funerali, chiede ai magistrati romani «di ricostruire nel dettagli quella giornata e al governo di accertare le responsabilità. Se c’è qualcuno che ha sbagliato, come pare del tutto evidente, paghi». Intanto si temono rappresaglie. «Nel nome di Ciro, basta con la violenza. Ve lo vieto», dice la mamma, Antonella.

Il cuore di Ciro Esposito si è fermato, quello di Scampia batte ancora per il giovane assassinato a Roma prima della finale di Coppa Italia. Dopo 53 giorni di speranza e una notte con il fiato sospeso, oggi il quartiere è a lutto. Gli striscioni che lo invitavano a non mollare sono stati riavvolti fra le lacrime. Ora c’è un lungo drappo nero, davanti all’autorimessa dove Ciro lavorava e dove, da quella tragica sera del 3 maggio, gli amici non avevano mai smesso di aspettarlo. Accanto, un lenzuolo bianco con la scritta “Ciao eroe” e una grande foto dove Ciro sorride in un momento felice. Sul marciapiedi, con la vernice spray, altre quattro parole: “Ciro per sempre ultra’”. È listata a lutto, con le bandiere olimpiche a mezz’asta, anche la palestra del maestro di judo Gianni Maddaloni, mentre la scritta “Ciao, eroe” compare di volta in volta sui muri delle Vele, lungo l’Asse mediano, poi in altri quartieri della città come il Borgo Sant’Antonio Abate. Si apre con un minuto di silenzio, al teatro San Carlo, la replica pomeridiana del Requiem Wolfgang Amadeus Mozart firmato dal coreografo Boris Eifman. «Questo ragazzo è figlio di tutti noi», dice una donna che si ferma nei pressi dell’autolavaggio e chiede notizie dei funerali. L’autopsia, annunciata in un primo momento per ieri pomeriggio, sarà eseguita oggi. Domani alle 16.30, a meno di ulteriori rinvii, sarà celebrata la funzione con rito evangelico. «Questa città deve scegliere di dire basta alla violenza», afferma Christian Parisi, uno dei pastori della chiesa Evangelica di Secondigliano». E aggiunge: «Le nostre periferie vanno aiutate ma nel modo giusto, ovvero non facendo soldi, non promettendo aiuti come fa la politica in cambio di voti o favori. Serve un intervento serio che trascenda ogni altro interesse, se non quello della nostra gente». Christian ricorda l’incontro con Ciro una settimana dopo i fatti del 3 maggio: «Volevamo salutarlo e lanciare un messaggio forte contro la violenza negli stadi. Riuscimmo ad entrare in rianimazione: lui era intubato ma aveva gli occhi aperti e capiva tutto, parlammo e pregammo insieme a lui, e alla fine della preghiera pianse». La camera ardente sarà allestita presso l’auditorium del quartiere, la funzione sarò officiata in piazza Grandi Eventi, la stessa che ospitò la storica visita di Papa Giovanni Paolo II. Il trasporto della salma e l’organizzazione delle esequie saranno offerti alla famiglia Esposito da un’impresa di pompe funebri di Miano. «Ringraziamo tutti i tifosi — ha detto lo zio di Ciro, Enzo Esposito — che si sono offerti di farsi carico della gestione dei funerali di Ciro, ma i titolari della ditta hanno voluto offrire i funerali. Sono gesti che ci toccano e portano alla luce la grande umanità che c’è nella gente che vive nelle estreme periferie di Napoli». Ai funerali è annunciata la presenza di delegazioni di ultrà delle squadre gemellate con il Napoli: Genoa, Catania, Ancona ma sono attesi anche i sostenitori della Lazio, con i quali una pluriennale ostilità si è trasformata in amicizia proprio dopo i tragici fatti avvenuti alla vigilia della finale dell’Olimpico. Il timore è che, dopo il cordoglio, qualcuno metta in campo assurdi propositi di rappresaglia, come fanno temere le scritte contro i romanisti che cominciano a fare capolino in diversi punti della città. Ma è stata proprio la famiglia di Ciro, sin dal primo giorno, a chiedere solo ed esclusivamente giustizia, non vendetta. «Nessuno più deve pagare e soffrire per una cosa bella come il calcio, che mio figlio amava tanto», ha ripetuto ieri Antonella Leardi, la mamma di Ciro che chiede di conoscere la verità sulla morte del figlio e lancia un appello a chiudere per sempre la pagina della violenza: «Ragazzi, alzate gli striscioni, applaudite, battete le mani, fate i cori. Ma nel nome di Ciro, basta con la violenza. Ve lo vieto».

La Repubblica

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