Il graffio di Corbo: “Figc e Conte, formula che fa discutere”

Il contratto di Antonio Conte con la Federcalcio apre una nuova via nei rapporti economici e fiscali dello sport. Il contratto ufficiale di 1,3 milioni annui (inferiore a quello di Prandelli, 1,7) è integrato dallo sponsor Puma. Almeno altri tre milioni.
Conte non aveva alcuna speranza di essere assunto dalla Federcalcio solo dieci giorni fa. Come rivelato dal “Venerdì” di Repubblica, venerdì 8 agosto, la disfatta della Nazionale in Brasile ha allontganato gli sponsor: si sapeva già che i loro contratti, scadenza 31 dicembre 2014, non sarebbero stati mai rinnovati. Un mancato introito di circa 20 milioni.
È legato alla Nazionale con un contratto che va fino agli Europei 2016 solo lo sponsor tecnico Puma, coinvolto nel flop brasiliano e nell’entusiasmo calante verso una squadra così platealmente bocciata. Un danno facile da immaginare.
Si diceva che Tavecchio non poteva non prendere un allenatore di grido, proprio per non deludere le aspettative di Puma. Il marchio aveva bisogno di un CT popolare. Di grande richiamo. Vincente.
L’ostacolo è stato non solo affrontato, ma ribaltato. È adesso Puma che integra lo stipendio di Conte.
Come anticipato poche ore fa a Massimo D’Alessandro di “Radio Marte” che mi ha chiesto un commento, ritengo che tutto il calcio sia curioso di capire come sia stato stipulato l’accordo.
La Federcalcio è ente di diritto pubblico, si muove in un perimetro più ristretto di norme e vincoli rispetto alle società private. Il presidente federale può assumere un “lavoratore subordinato a tempo determinato”in assoluta autonomia di giudizio. Più complesso è stipulare un contratto che così palesemente prevede il concorso economico di un privato, lo sponsor.
Provo a spiegare il dubbio che ormai circola in Italia. Può un professionista essere ingaggiato da un datore di lavoro, ricevere una somma di danaro sancita da contratto, pagare le tasse fino alla concorrenza di quella somma, e ricevere poi da altra fonte un compenso integrativo netto? Su questi soldi extra come avverrà la tassazione? Stessa aliquota? Leggendo le notizie delle ultime ore, sembra che siano complementari le due fonti di reddito.
Tavecchio, il suo consigliere Lotito che avrebbe avuto larga parte nella trattativa e i rispettivi commercialisti avranno studiato bene la formula. Se passa questo concetto, molti altri club potranno dividere i costi di un ingaggio assicurando (al di fuori del contratto, ma collegato al contratto medesimo) l’ingaggio integrativo di un privato.
C’è un altro risvolto. Uno sponsor legato alla Federcalcio, che versa quindi già una cospicua quota, perché non incentiva la scelta di un Ct elevando la cifra? Sarebbe più semplice il meccanismo: pagare più euro direttamente alla Federcalcio, che a sua volta può sostenere meglio il peso di un inaggio da 5 milioni.
Il tema è molto interessante. Se ne discuterà a lungo. Può essere innovativo nei rapporti economici e fiscali del calcio. Potete intanto giurarci: dopo tanto chiasso, la dichiarazione dei redditi di Antonio Conte nel 2015 sarà la prima ad essere esaminata dall’Agenzia delle Entrate.

Antonio Corbo per Repubblica.it

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