Senza Champions il Napoli è costretto a fronteggiare l’assalto ai suoi pezzi pregiati…

Ferro: certo, lo cercano e lo invocano e lo toccano; perché la scaramanzia qua è di casa. La sfida Hamsik a modo suo (maglia numero diciassette), ma poi è preferibile evitare indumenti che inducano al viola (deformazione cinematografica) e comunque c’è un sano rispetto, ma senza lasciarsene stravolgere, per la superstizione. E allora ci sono cose che si pensano ma non si dicono, tra queste intrufolarsi in discorsi pessimistici post-Bilbao: se ne parla, of course, perché poi restano appena cinque giorni alla chiusura del mercato, però con dovuto distacco.

L’ABBONDANZA. In realtà, il peggio è adesso: con un organico nel quale ci sono ancora le scorie di scelte rivelatesi, per vari motivi, infruttuose. E’ il carico (economico) di un passato che ritorna, di intuizioni non felicissime: Vargas è andato via in prestito oneroso al Qpr, Dumitru sta in Grecia e già quelli sono una quindicina di milioni di euro che hanno pesato, danaro sottratto ad altri e magari più appropriati investimenti. Ma restano ancora a Castelvolturno, l’ex fiorentino Donadel, un affare a costo zero ma con quadriennale da un milione e passa ed un costo complessivo di otto milioni (circa) e poi Rosati; c’è Pandev, che però ha alle spalle un triennio indiscutibilmente operoso, e che va in scadenza nel giugno 2015: non ritenendolo più catalogabile nel Napoli, va almeno evitato lo stipendio per l’anno che verrà, pari ad un cifra (lorda) che s’aggira intorno ai cinque milioni. E poi c’è Dzemaili, che pure ha dato ma che non ha spazio, come s’è visto: costa altri tre milioni. Ecco, senza Champions si riparte dal capitolo cessioni, quelle che rappresentano il tormento di De Laurentiis, perché rappresentano una voce imponente del bilancio.

IL DUBBIO. A quel punto, e soltanto a quel punto, nasce l’interrogativo sul centrocampista e sull’uso da farne: il Gargano di quest’avvio di stagione ha dimostrato di avere carattere, di saper sopportare la tensione (e anche l’avversione) del san Paolo, di poterla combattere con il proprio agonismo e quella dedizione che nel suo quinquennio napoletano hanno inciso eccome. Senza la Champions, Gargano può indurre ad una ulteriore riflessione sulla necessità di lanciarsi sul mercato o perlomeno può spingere a verificare l’alternativa di non esserne sommerso dall’esigenza, potendo contare su un mediano che conosce la fase d’interdizione e sa benissimo come affrontare anche la diffidenza ambientale. A quel punto, ai quattro già a disposizione, si potrebbe affiancare non un uomo da reclutare a qualsiasi costo (economico)…

LA PAURA. Ma un Napoli senza Champions avrebbe meno appeal e sarebbe comunque costretto a fronteggiare l’eventuale assalto di chi sta alla finestra ed aspetta: guai sottovalutare l’insidia dell’Atletico Madrid, che ha in testa Callejon, che lo aveva chiesto e non ha ancora trovato un’ala di stampo moderno…E’ quello il pericolo maggiore, guarda un po’ arriva dalla Spagna…Ma Callejon non ha prezzo, non è sul mercato; dove invece potrebbe finire, quasi a sorpresa, Zapata, che sta crescendo ma non in maniera netta e decisa, e che ha il Torino che spinge per averlo….Ma la priorità è il capitolo-uscite su calciatori meno «centrali» e, nel caso in cui il san Mamés chiuda le sue porte allo scintillio della Champions, ridimensionare il monte-ingaggi…Senza dimenticare che la stagione, comunque, continua…..C’è ferro in giro….?

Corriere dello Sport

Commenti