Prima il Chievo, poi l’Europa League: il Napoli deve riconquistare i tifosi

Si coglie nell’aria: è (ancora) malinconia allo stato puro. Però ormai va elaborato quel dolore e vanno rimosse le scorie: palla al centro, si riparte, prima il Chievo e poi l’Europa League, l’Udinese e il Palermo, il Sassuolo e la trasferta di Bratislava e un mese e mezzo da starsene in apnea, anzi no, da starsene svegli e reattivi per ripartite e riconquistare Napoli. «Guardiamo avanti» . Indietro non si torna, neanche con il pensiero, perché ora c’è il campionato con lo scudetto e l’Europa League, ci sarà la Coppa Italia e anche la Supercoppa: ci saranno argomenti e traguardi e ambizioni e uno stadio da riempire, però anche d’amore.

PRIMA. Riconquistare Napoli, attraverso il gioco, quella giostra incantevole da centoquattro gol, quella dimensione internazionale che ha scosso ed ha lasciato il segno. Riconquistare Napoli grazie al metodo-Benitez, ch’è calcio europeo e verticale e però ha bisogno anche di curare la fase difensiva, per evitare che accada come sempre: come a Genova, ad esempio, o come a Bilbao, tanto per non negarsi niente, con cross dalla bandierina (o su palla scoperta) e lo stacco del nemico che arriva sempre più in alto. Però il mandato esplorativo per la stagione che verrà riguarda la mozione d’affetto della gente, che è stata blanda nell’avvicinarsi alla campagna abbonamenti, bruciata dalla delusione di Bilbao, ma che non s’è mai tirata indietro al botteghino: e quindi, per ricatturarla, serve lo spettacolo dell’anno scorso, fase iniziale, ed una iniezione d’allegria.

POI. Risolvere i quesiti di sempre, quelli che angosciano ormai da un bel po’, più o meno settembre del 2013 o magari ottobre: è un eterno ballottaggio a sinistra, in attacco; è un perenne interrogativo in mezzo; è un mistero oscuro tra le linee; però poi è mutato il Napoli che dunque dovrà darsi nuove risposte per fresche domande, alcune già arrivate da Marassi, dalla vittoria sul Genoa, uno squarcio di serenità per ammantare la malinconia di Bilbao, di una ferita che De Laurentiis e Benitez hanno provato a cicatrizzare con carezze: «Non bruciamo il futuro, ma adesso pensiamo alle sfide che verranno» .

CHI GIOCA. I rebus sono palpabili: Insigne o Mertens là davanti, sulla corsia mancina, una terra che è di competenza d’una coppia che stabilmente finisce per far scoppiare il dualismo nel prepartita. E poi, alle spalle del pipita, c’è un Hamsik che non sembra lui, anche se porta la cresta: servirà uscire dall’equivoco, capire cosa realmente succeda a quel talento improvvisamente naufragato nel laghetto del 4-2-3-1; ma c’è anche da decifrare Koulibaly, catastrofico in occasione del gol di Pinilla ma deciso e intraprendente nella ripresa di Marassi: ha l’ombra di Henrique alle spalle. E ancora come se la passa Zuniga, ad un anno dall’operazione, e dove può servire ora: sulla destra o sulla sinistra, orfana di Ghoulam?

NEW ENTRY. Loro di Napoli sono le facce nuove da inserire (immediatamente) nel progetto tattico, per avere sempre nuove possibilità, per poter fronteggiare il turn-over, per potersi consentire di tuffarsi largheggiando tra il campionato e l’Europa League dove si giocherà un giorno sì e l’altro pure: De Guzman s’è presentato con un tap in da tre punti, ma restano ora Michu e David Lopez, l’asse spagnolo scovato da Benitez tra le pieghe d’un mercato dal profilo basso. Però adesso si ricomincia a volare alto: il Napoli alla ricerca della Napoli smarrita nella delusione di Bilbao.

Corriere dello Sport

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