Benitez e la squadra: nuovo patto d’onore contro il “male oscuro”

Mezz’ora di faccia a faccia: franco, deciso e quanto mai opportuno. Ha smesso di negare l’evidenza anche Benitez, al di là delle sue diplomatiche dichiarazioni dopo Udine. «Rifarei tutto, ci ha condannato solamente un episodio negativo». Ma i panni sporchi si lavano in famiglia e il tecnico ha ammesso innanzitutto con se stesso e poi con la squadra una realtà inequivocabile, benché dura: il Napoli è in crisi. Il nuovo ko ha spazzato via nella maniera peggiore gli ultimi dubbi, alimentati dalla parziale reazione in Europa con lo Sparta Praga. Non era l’inizio della riscossa, come avevano sperato con un eccesso di ottimismo i giocatori e ancor di più l’allenatore spagnolo: concedendosi un passo molto più lungo della gamba con il fallimentare turnover in Friuli. Gli azzurri non se lo potevano permettere e lo hanno pagato a caro prezzo, sprofondando prima in classifica e poi in un pericoloso stato di depressione. La seconda sconfitta consecutiva in campionato, dopo quella contro il Chievo, non è costata solo altri tre punti in classifica: ha pure moltiplicato l’incertezza nello spogliatoio e ne ha ingigantito i dubbi, sommandoli agli alibi. Prima i tifosi erano infuriati con De Laurentiis, per il mercato. Adesso ce l’hanno anche con Benitez. Solo la squadra è stata risparmiata finora dalla contestazione, al di là di qualche fischio al San Paolo. Ma la crisi è colpa di tutti, non solo di presidente e tecnico. L’organico azzurro, anche se non rinforzato sul mercato e stranamente in ritardo di condizione, resta attrezzato a sufficienza per battere avversari come Chievo e Udinese. Ed è di questo che Rafa ha parlato ieri mattina con i giocatori, invitandoli a mettere da parte la paura e richiamandoli alle loro responsabilità. Tutti devono sentirsi sulla stessa barca: dividendosi la paternità delle sconfitte e non solo il merito delle vittorie. «Spalla a spalla» non deve rimanere un semplice slogan, va applicato sul campo. Tocca a Benitez e alla squadra tirarsi fuori dai guai, a cominciare dalla sfida di domani sera al San Paolo (20.45) con il Palermo. Il mercato è chiuso fino a gennaio e De Laurentiis non potrà fare altro — per almeno tre mesi — che ribadire la sua totale fiducia nel progetto tecnico. La panchina dell’allenatore non scotta, anche se ieri sono circolate voci (non confermate) di un contatto con Roberto Mancini e di infondati propositi di dimissioni da parte di Rafa. L’unica novità, dopo Udine, è la presa di coscienza all’interno del Napoli: consapevole, adesso, di essere in crisi. Il male oscuro si è impadronito dello spogliatoio dopo la sconfitta di Bilbao e lo choc per l’uscita dalla Champions sta compromettendo anche l’inizio del campionato. Benitez non ha una squadra da scudetto: però nemmeno da media o bassa classifica, come il tecnico ha ricordato anche ieri ai giocatori. La rabbia deve essere trasformata in una carica positiva, a differenza di quello che è successo finora. Ma i problemi del Napoli non sembrano solo di natura psicologica. Ha stupito un’affermazione di Rafa dopo il ko di Udine. «Insigne aveva i crampi e mi ha chiesto il cambio…». Eppure lo scugnizzo avrebbe dovuto avere il pieno di benzina, non avendo giocato nemmeno in Coppa. Sono molti gli azzurri ancora lontani dalla loro condizione migliore, anche se la stagione è cominciata da oltre un mese e non può esserci stanchezza. Il turnover in Friuli, apparentemente inspiegabile, potrebbe dunque nascondere una carenza atletica del gruppo e l’allenatore ha cercato di porvi riparo con i tanti cambi di domenica. I mali oscuri in questo caso passerebbero a due: nella testa e nelle gambe. E domani si rigioca.

La Repubblica

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