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Soliti errori, la squadra proprio non impara a difendersi

Il miglior Napoli è quello che racconta Benitez nei suoi sereni monologhi. Squadra più forte, ha il record dei tiri nello specchio della porta, nessun problema con il presidente, diceva questo martedì? Dallo stadio semivuoto si leva invece un’altra ventata di fischi dopo un pareggio grasso, ma amaro come una sconfitta. Quattro punti su 12: tanto vale il Napoli. Sembra in ripresa quando attacca, ricade nel burrone se difende.

Forse per non smentire chi ha scaricato sulla sua mistica flemma le colpe della sconfitta di Udine, Benitez offre ancora una volta la sua pericolosa coerenza. La chiave tattica del primo tempo è palese. Iachini si pente subito di un assetto troppo lungo e audace. Due gol e gli inserimenti di Hamsik, Mertens e Koulibaly nei varchi gli fanno capire che il 3-4-1-2 è esagerato: lascia zone aperte in lungo e largo. Vasquez quasi a ridosso di Belotti e Dybala: è qualcosa in più che ostentare coraggio. Sul 2-0, piuttosto che insistere rischiando, con saggezza rimette in ordine la squadra secondo il modulo classico. Vuoi per evitare una colossale disfatta, vuoi per restituire alla squadra memoria e distanze. Iachini mette quindi in fila verticale Belotti e Dybala, compatta l’asse difesa-centrocampo arretrando Vazquez, ne deriva un 3- 5-1-1 che non smuove Benitez. Possibile che la metamorfosi di un modulo non interessi gli avversari? No, se in campo c’è il Napoli, statuario nella sua presunzione. Volete che Benitez segua le mosse di Iachini? Il disinteresse del Napoli coincide con le sue sofferenze. Come un destino che lo insegue, è devastato adesso come ai tempi di Mazzarri dallo stesso inganno. Si sistema Dybala tra le linee. È troppo distante perché lo blocchi il quartetto difensivo, ed è già oltre le spalle di Gargano e Inler. E Paulo Dybala, 21enne argentino di Laguna Larga, fantasioso e tecnico, è felice come un delfino che gioca in piscina. Spettacolare l’intesa con l’altro argentino, lo scatenato 25enne Franco Vazquez. Dicono che siano costati pochi dollari, c’è chi sa far mercato senza svenarsi, basta conoscerlo. È Dybala che crea, vanno a rete Belotti e Vazquez scambiandosi anche la cortesia dell’assist. Incide molto anche Bellotti, giovane e poderoso bomber, su una difesa sempre scomposta e mai protetta. Manca ancora una volta la gestione difensiva: annulla per quasi tutto il primo tempo interessanti segnali. Hamsik che corre lucido anche senza palla, Gargano e Inler che non danno ordine, ma  l’anima sì, Koulibaly che in fase offensiva segna e spaventa. Oltre alla libertà concessa a Dybala, talentuoso e ubiquo, c’è un altro errore che si ripete in fase passiva: la difesa gioca in linea senza che uno corra a incrociare l’ospite indesiderato. I nuovi esterni di difesa, Henrique e Ghoulam, hanno collezionato l’uno pause, l’altro errori. Le tattiche saltano negli ultimi 25’. Quando entra Higuain, dopo De Guzman e prima di Insigne. Solo effervescenza, niente di più. Se ne vanno Hamsik e Zapata dopo una prova positiva, quindi Mertens esplosivo come un petardo quando gioca poco e nel finale. Ieri è apparso confuso. Al contrario di Callejon, un colpo di luce finalmente nella sua lunatica e grigia estate. Qualcosa si muove, ma troppe ombre permangono. La più cupa si riconduce all’enigmatico Zuniga, ieri sdraiato in panchina. Molti soldi, assente e non si sa neanche bene quale possa essere il suo vero ruolo nella squadra di Benitez. Il Napoli che non investe sul mercato, che sbanda in difesa, che incassa ormai solo fischi, fino a quando sprecherà ingaggi e punti? Ma non chiedete la risposta a Benitez. Vi dirà che va tutto bene e non si è accorto di nulla.

Antonio Corbo per La Repubblica

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