Soliti problemi: troppi errori e cali di concentrazione nel reparto arretrato

Non a caso, in questo avvio di stagione quando il Napoli ha subito gol di testa (e ne ha incassati tre in maniera davvero disarmante) era assente Britos. E’ successo con il Genoa (rete di Pinilla), con il Palermo (deviazione di Belotti) e con l’Inter (incornata di Hernanes). L’uruguaiano, quindi, difensore per certi versi prezioso ed irrinunciabile, anche se impiegato in un ruolo non suo. Evidentemente le sue capacità in elevazione diventano indispensabili per un reparto che difetta proprio in quello. Un po’ come accaduto con Gargano: da elemento in esubero, a pedina da schierare spesso e volentieri da titolare. Ma sarebbe riduttivo limitare le deficienze difensive solo alla poca fisicità dei singoli. Esistono altri problemi collaterali, come ad esempio, la poca attitudine degli esterni a limitare i cross degli avversari (Zuniga su tutti), o anche la scarsa propensione dei centrocampisti a trasformarsi in difensori sui calci da fermo (Inler in particolare). Un aiuto importante potrebbe arrivare in certi casi dalla punta centrale ma ad Higuain non si può chiedere di cantare e portare la croce, meglio con Zapata o con Michu.
Per le rimonte subite, quella clamorosa di Bilbao ad esempio ma anche quella con l’Inter, invece, la spiegazione è prettamente caratteriale ed in parte tattica. Il Napoli non è squadra dotata di sufficiente cattiveria agonistica e quando ripiega non riesce a stringere sufficientemente le maglie per le caratteristiche del tridente offensivo e per il modulo che dovrebbe passare in un baleno al quattro-quattro-due e non sempre avviene. Ad ogni modo, già da oggi Benitez insisterà sullo stesso tasto e mostrerà ai suoi gli ennesimi errori difensivi commessi in questo avvio di campionato: nove reti al passivo in sette giornate. Ed altre cinque in quattro gare europee. Troppi gol incassati per ambire in alto.

Corriere dello Sport
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