Lo strano caso di Dries Mertens: sempre titolare in coppa, quasi mai in campionato

Lo strano caso del signor Dries Mertens è una di quelle storie che all’improvviso subiscono una svolta inaspettata: il mondo del calcio lo stima e lo rispetta, e i commenti lusinghieri non si contano neanche, eppure è da un po’ che per lui il vento è cambiato cominciando a soffiargli forte in faccia. Contrario. Tradotto in fatti, le cose stanno così: poco spazio in campionato e nel contempo la corona – non troppo glamour – di re di Europa League fissa sulla testa. Più precisamente ancora: dei quattro trequartisti di Rafa è il meno impiegato. E dunque la prima alternativa. Meno male per lui che c’è l’Europa, verrebbe da dire: oggi con lo Young Boys, ovviamente, giocherà. E sarà uno dei più affamati.

I NUMERI. E allora, la cronaca. Nuda e cruda che, per l’occasione, porta in dote anche un pizzico di cinismo: perché se è vero che Mertens è un grande, sì, davvero un gran bel giocatore, lo è altrettanto che in questo momento Insigne e Callejon, ovvero gli altri uomini impiegati sugli esterni d’attacco, sono davvero imprescindibili per il Napoli. In gran forma. Numeri: finora Mertens ha collezionato complessivamente 14 presenze, di cui 6 da titolare. Per la precisione: una in Champions (a Bilbao), 2 in campionato (Palermo e Atalanta) e 3 in Europa League. Re d’Europa, appunto. E alternativa in campionato: 9 le presenze di Callejon dall’inizio, con 799 minuti; 8 quelle di Insigne, con 645 minuti, e 8 anche quelle di Hamsik, con 560 minuti (il più sostituito). I minuti in campionato di Dries il belga, invece, sono 326; a fronte dei 270 di tre gare di coppa (377 contando anche la Champions).

IN NAZIONALE. Ed è proprio in Europa League, che l’uomo delle Fiandre ha realizzato i soli 2 gol della sua stagione: davvero poco, per uno con il suo spunto e le sue qualità realizzative, però tutto sommato è un rendimento commisurato alla continuità dell’impiego. Decisamente diversa, invece, la storia in Nazionale: titolare fisso e profeta in patria. Un fregio conquistato, però, sgobbando, sudando e anche sbuffando: prima di diventare uno degli uomini di riferimento di Wilmots, infatti, un annetto e mezzo fa Mertens non nascose il suo malumore per lo spazio non proprio ampio concessogli dal ct, e lo dichiarò pubblicamente. Salvo poi rubare la scena a tutti in occasione del Mondiale e ribaltare la scena: tempismo super. E la dimostrazione di avere le qualità giuste per far saltare il banco.

MANAGER IN SEDE. Le congiunture del momento, però, sono quelle di cui sopra: Insigne, che poi è il suo primo diretto concorrente, è ormai in netto vantaggio; capitan Hamsik si sta abituando sempre più al ruolo (anche in appoggio a Higuain); e Callejon è il totem. Va così. E allora meglio pensare anche ad altro: il lancio del nuovo sito web ufficiale, la gestione dei gossip (in Belgio raccontano di presunti pensieri di nozze con la sua Kat) e poi il rinnovo del contratto. Sì, uno degli argomenti relativi a Mertens più gettonati del momento riguarda proprio il rinnovo del suo rapporto con il Napoli (scadenza 2018). E tra l’altro il suo manager, Soren Lerby, è stato avvistato in sede sia a metà ottobre, sia qualche giorno fa. Si vedrà.

YOUNG DRIES. Nel frattempo, sotto con gli svizzeri. Il tempo delle riflessioni è finito, o comunque è costretto in un angolino in occasione di una partita che, considerando le regole spietate della classifica avulsa, è già fondamentale. Risultati a disposizione con lo Young Boys? Uno e soltanto quello: la vittoria. Ed è per questo che oggi al San Paolo il re di coppe servirà in tutto il suo splendore regale.

Corriere dello Sport

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