Tre partite senza subire gol, qualcosa sta cambiando nella difesa azzurra

Tre gare in nove giorni, dal primo al nove novembre. Non solo tre vittorie di fila ma anche tre partite senza incassare gol, due di campionato (Roma e Fiorentina), una di Europa League. Nell’era Benitez è un piccolo record. Mai accaduto. Al massimo, il Napoli di Don Rafa aveva retto per due gare. Stavolta pare che qualcosa stia cambiando a livello di fase difensiva. Più attenzione nelle marcature, maggiore protezione del reparto da parte dei centrocampisti e degli esterni, crescita collettiva sul piano atletico dei singoli, minore leziosità nei disimpegni. Resta ancora da migliorare l’accortezza sulle palle inattive, la tenuta mentale nell’arco dei novanta minuti, l’intesa con il portiere anch’egli apparso più sicuro di altre volte. E’ lì che il Napoli dovrà offrire garanzie di continuità e solidità.

DISTANZE ACCORCIATE. Dalla sconfitta in casa dello Young Boys in poi, il Napoli ha stabilito di interpretare la fase passiva con più uomini. Uno, se non due. Prima stazionavano in sei dietro la linea della palla (i quattro della linea di difesa con i due di centrocampo), ora se ne trovano quasi sempre sette e a volte anche otto. Benitez, a seconda dove si sviluppa l’offesa, chiede ad uno degli esterni del tridente di abbassarsi. E’ stato visto Insigne ed anche Callajeon contrastare fino al limite (e spesso anche dentro) la propria area di rigore. Idem Hamsik. Ciò ha consentito al Napoli di stringere le maglie difensive, chiudere gli spazi agli avversari, aumentare l’azione di filtro. E’ chiaro che per arrivare a tanto occorre il sacrificio di tutti e che tutti siano al massimo della condizione. Ma è sicuramente un passo in avanti in quanto ad interpretazione della fase difensiva.

LA ROTAZIONE. Fondamentale si è rivelato anche l’avvicendamento degli uomini, in particolare dei due di centrocampo. Ed importante è stata la crescita di David Lopez, accanto a Jorginho o a Inler, una pedina preziosa nel suo lavoro oscuro di rottura quanto di cucitura dei reparti. Ora Benitez, che può contare anche su Gargano e Inler, può operare le scelte più opportune (a seconda degli avversari), nonché dosare il minutaggio dei singoli. Non mancano quantità e qualità a centrocampo anche se la personalità complessiva non è eccelsa. Per la rotazione, però, occorrono più ricambi ed a sinistra Ghoulam (tra l’altro assente a gennaio per la Coppa d’Africa) ha dovuto sobbarcarsi cinque gare di fila. Da qui, l’urgenza di recuperare Britos, portare in condizione Henrique e Mesto, ed acquistare un altro mancino per gennaio, vista la perdurante assenza di Zuniga.

LA RIVELAZIONE. Senza dubbio la crescita di Koulibaly, sotto ogni profilo, ha permesso al reparto di guadagnarne in fisicità e cattiveria. Il francese, autore di un salvataggio provvidenziale a Firenze e di una prova maiuscola con la Roma, ha regalato a tutta la difesa sicurezza ed esplosività. Con le sue sgroppate prepotenti fin sulla linea di centrocampo consente a tutta la squadra di spostare il baricentro, accorciare i reparti, e cogliere a volte l’avversario anche di sorpresa. Koulibaly, più di Albiol, al momento è il vero perno davanti a Rafael.

 

Corriere dello Sport

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