ROMA – Il suo personalissimo esame di maturità, Felipe Anderson, lo ha superato alla grande. Perché è vero che a San Siro è stata una Lazio bella a metà – perfetta nel primo tempo, deludente nel secondo – ma è altrettanto vero che se nei primi quarantacinque minuti la squadra di Pioli ha brillanto, è stato più che altro merito del numero 7 brasiliano. Imprendibile nella sua prima volta una contro big, dopo la metamorfosi da crisalide a farfalla avvenuta tra Varese, Parma e Atalanta.
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DUE GOL A SAN SIRO PER LA CONSACRAZIONE – Ha continuato a volare pure contro l’Inter, probabilmente con la miglior prestazione da quando è in biancoceleste. Il suo primo tempo è stato di altissimo livello, con numeri brasiliani, potenza, velocità, cinismo e continuità. Le due reti (una più bella dell’altra) nella “Scala del calcio” lo hanno consacrato definitivamente e gli hanno permesso di fare un bel regalo di compleanno al padre che compiva gli anni domenica. È arrivato a quota 3 gol in campionato (cui si aggiunge quello in Coppa Italia al Varese) e 2 assist. In prospettiva, numeri simili a quando nel 2012 si fece conoscere al mondo intero nel Santos di Neymar: stagione chiusa con 35 presenze, 6 reti e 7 assist, per una media di un gol ogni 465 minuti (attualmente, alla Lazio, è di 205,6).
A GENNAIO SI GIOCHERÀ IL POSTO CON CANDREVA – Ha chiuso in bellezza il suo 2014, insomma. Che però, vuole mettere subito alle spalle: “Aspettavo la mia opportunità ed è arrivata nel momento giusto. Ora spero di continuare così, aiutando la Lazio. Per il prossimo anno, voglio dimenticare quanto fatto. Devo rimanere con i piedi per terra, perché questo è solo l’inizio per arrivare ancora più in alto”. Musica per le orecchie di Pioli, che al rientro in campionato dopo la sosta avrà quei problemi che ogni allenatore sogna di avere. Con la Samp, infatti, molto probabilmente rientrerà Candreva e a quel punto sarà dura scegliere chi sacrificare (nel ballottaggio rientra pure Mauri). Ci penserà più avanti, il tecnico. Per ora si gode il Natale, con il primo regalo (l’altro lo aspetta dalla società a breve in difesa): il Felipe Anderson vero, finalmente maturo. E decisivo.
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