Napoli-Juve amara come una sconfitta, dolce come il ricordo di Pino

striscione-pino-daniele-curva-b san paolo napoli-juveNera a metà, la notte del San Paolo: amara come una sconfitta, dolce come il ricordo. I ricordi: Pino Daniele, prima di tutto e soprattutto, e poi le vittime della strage di Parigi. Quanta emozione, quanti brividi e quanto rispetto. E d’accordo che al popolo azzurro non andrà mai giù il tris di una Juve impietosa e guastafeste, ma la vittoria dei cinquantamila cuori è una pagina che resterà per sempre. Notte che se ne va: Je suis Charlie e yes i know my way.

PEZZO UNICO. E allora, il concerto del San Paolo dopo quello di piazza Plebiscito. Canta Pino, cantano Napoli e i giocatori, e la copertina di questo disco live è un’immagine destinata a segnare la storia dei popoli del calcio: cinquantamila sciarpe stirate ed esibite al mondo in un silenzio religioso, mentre da chissà dove Pino intona “Napule è” con le squadre schierate in campo. Una catena di cuori tutta azzurra; un selfie da tramandare ai posteri e un coro di cinquantamila voci per ricordare il re. E intanto, come direbbe lui, Schizzichea: pioggerellina da lassù, come se anche il cielo non riuscisse a trattenere le lacrime al cospetto di uno spettacolo pazzesco. Pezzo unico, difficilmente eguagliabile: dalla Bombonera a Dortmund, passando per Anfield.

POPOLO DI CHARLIE. Belle anche l’idea di mettere in sequenza tante canzoni del maestro – ore prima dell’inizio e nell’intervallo – e poi gli striscioni dedica delle curve: “Non è una serata come tante, ma ci piace ricordarti in questa cornice importante. Hai sempre vissuto lontano dai riflettori, ma la tua città ti doveva tutti gli onori. Tu essenza vera di una napoletanità ribelle e sincera”. E ancora: “Pino Daniele. Voce di un popolo, anima di una città. Raccontaci Napoli nell’eternità”. Eterno è anche l’omaggio che il club dedica alla memoria dei martiri di Parigi: “Je suis Charlie”, è una firma di libertà e rispetto che appare a ripetizione sui led. E che resterà per sempre scolpita nella mente di tutti.

L’INNO. A celebrare Pino in nome e per conto del club, invece, ci pensa Aurelio De Laurentiis. Il presidente entra in campo pochi minuti prima dell’ingresso delle squadre insieme con Nello Daniele, uno dei fratelli di Pino, mentre su tutti i led compare il viso del Nero a metà e il saluto, Ciao Guagliò: «Siamo qui per onorare un grande napoletano: Pino Daniele», dice il presidente. E il San Paolo esplode con gli olè che dedicava a Diego. «E voglio anche ricordare un altro grande, Francesco Rosi». Poi, tocca a capitan Hamsik donare una maglia azzurra personalizzata (Pino Daniele 19, giorno di nascita) a Nello. Che rilancia: «Pino sarebbe felice se Napule è diventasse l’inno del Napoli». Il popolo riesplode, petizione firmata. E controfirmata quando entrano i giocatori e lo stadio canta e si emoziona. Proprio come durante la partita: botte e risposte. Urla e chi non salta. Gol, applausi e rimpianti. Che notte.

Corriere dello Sport

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