Higuain anima e cuore, è lui l’uomo in più di questo Napoli…

IL CAMPIONE. E allora, l’esempio pratico. L’ennesimo andato in scena all’Olimpico con la Lazio, in occasione della partita più delicata e importante del momento: a fare la differenza sono i grandi campioni. Gente come Higuain, uno che in ottantasei minuti ha segnato il gol decisivo – tra l’altro splendido -, ha sfiorato il secondo e poi insieme con Mertens ha costruito un’altra azione pericolosa sventata sul filo. Altro da segnalare? Beh, può anche bastare. Fermo restando il concetto base di cui sopra: d’accordo lo spirito di gruppo, la democrazia e l’importanza del collettivo, però senza Higuain il Napoli rampante diventa al volo un visconte dimezzato.

AHIA BERISHA. E’ invece rimasta integra, per fortuna, la mano di Berisha. E non è mica un’esagerazione, analizzando la dinamica dell’intervento sul tiro del Pipita e soprattutto le scene successive. Anzi, una scena-simbolo in particolare che non è sfuggita ai giocatori in campo: dopo il gol, infatti, il portiere della Lazio è rimasto lì a toccarsi per un po’ la mano piegata dalla bomba di Higuain. Se l’è toccata, escludendo conseguenze particolari dopo l’impatto violentissimo con il pallone, infilato in uno spicchio di porta davvero complesso da centrare, e poi ha continuato a vivere la sua domenica. Cose che capitano: nella fase a gruppi della Champions di una stagione fa, al San Paolo, il secondo portiere del Borussia Dortmund, Langerak, ci rimise due denti nel tentativo di sventare una punizione di Insigne (a cui domenica l’argentino ha dedicato la rete).

OCCHIO CARLITOS. Sono tre, invece, i gol che separano Higuain dal suo amico Tevez, capocannoniere del campionato italiano: 13 Carlitos e 10 il Pipita. Considerando la partenza a handicap di Gonzalo, perché dopo sette giornate di totale digiuno in campionato ha cominciato a fare sul serio dall’ottava con il Verona, fino alla fine della stagione è prevedibile un bel tango argentino. Magari insieme con Dybala e Icardi, chissà. Di certo la sfida al trono italiano dei marcatori tra i campioni di Juve e Napoli, nonché colleghi di Seleccion e amici di vecchia data (da quando il fratello del Pipa, Federico, giocava con Tevez nelle giovanili del Boca), è quella che appassiona e stuzzica di più anche nel nome di una rivalità popolare piena di risvolti. A voi.

GLI OBIETTIVI. Nel frattempo anche con la Lazio, risparmiata nei due confronti di Champions all’epoca del Real ma colpita sette volte in quattro partite con il Napoli, i numeri di Higuain hanno continuato il processo costante di lievitazione: 15 i gol realizzati finora tra campionato (10 in 12 partite), Champions (1), Europa League (2) e Supercoppa (2), 10 in meno di quelli realizzati complessivamente nella stagione precedente. Obiettivo più che mai migliorabile, a questo punto. Come anche quelli di squadra: il terzo posto (minimo) in campionato; la Coppa Italia, che comincerà giovedì al San Paolo con l’Udinese negli ottavi; l’Europa League. Vuole tutto, Gonzalo: per il presente e anche per il futuro. Fermo restando il solito principio: sono i campioni a fare la differenza. Sarà lui a doverla fare.

Corriere dello Sport

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