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Inter, numeri e gioco bocciano Mancini

MILANO – Oggi Josè Mourinho compie 52 anni. Tanti auguri, ma in fondo i suoi destini non coincidono più con quelli interisti, quindi del compleanno dello Special non frega niente a nessuno, in questo momento, nell’ambiente nerazzurro. Ricordare la buonanima di Josè è solo uno stratagemma birichino per rimarcare la differenza enorme che c’è tra il magnifico passato recente del club e le attuali, enormi difficoltà. Perché neppure Roberto Mancini, il settimo allenatore nei quattro anni e mezzo del dopo-Mourinho, riesce a far ripartire l’Inter. Forse lo farà nei prossimi mesi, forse in un fantastico e al momento impronosticabile futuro, ma quel che è certo è che per ora non c’è riuscito. Anzi, e ancora più grave: nelle ultime due settimane l’Inter è addirittura peggiorata.

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Non segna più, non è più pericolosa: in due partite sono arrivati in tutto tre tiri in porta, nemmeno particolarmente insidiosi, e zero gol segnati. A Empoli i quattro attaccanti erano Hernanes-Palacio-Podolski-Icardi, e nella ripresa gli innesti di Kovacic e Shaqiri; contro il Toro le punte erano Podolski-Kovacic-Palacio-Icardi, poi nella ripresa ecco ancora Shaqiri, ma identici risultati. Cioè il nulla assoluto. Di gol, di occasioni, di gioco, di idee. La drammatica notizia, per le vicende nerazzurre, è che i nuovi acquisti non incidono, anzi, peggio: la squadra si è immalinconita, non ha più brio, non spumeggia e non zampilla, è ferma sulle gambe. Il 4-2-3-1, cioè il modulo che avrebbe dovuto rappresentare la riscossa dopo il presunto oscurantismo mazzarriano, non funziona affatto in fase offensiva, mentre paradossalmente sembra garantire maggiore copertura difensiva del 3-5-2. E non parliamo di paragoni col passato recentissimo, altrimenti Mancini andrebbe davvero sul banco degli imputati mentre per ora non lo merita del tutto, visto che ha solo il torto di non essere ancora riuscito a trasformare dei giocatori mediocri in qualcosa di molto di più.

Però è un fatto che la media punti del Mancio (1.1 a partita) sia inferiore a quella di Mazzarri (1.5) e che lo scorso anno, dopo venti giornate, l’Inter avesse sei punti in più. Ma rispetto allo scorso anno, altra questione da non dimenticare, all’Inter manca completamente Rodrigo Palacio: un anno fa il Trenza aveva già segnato dieci gol, mentre ora è a quota 2 ed è chiaramente in difficoltà sul piano atletico, e mentale, per via dell’infortunio alla caviglia da cui non si è ancora ripreso, anzi si riprenderà solo dopo un’operazione che al momento è stata rinviata a fine stagione, ma chissà. Per Mancini un problema in più, non bastassero quelli che già ha. Ora si cercherà di far migliorare la qualità del gioco inserendo un regista di qualità come il croato Brozovic, cui subito saranno affidate le chiavi dell’Inter, e si proverà ad affiancargli la quantità di Lassana Diarra. Insomma è sul mercato che si cercano risorse per migliorare, spostando in avanti il problema dei pagamenti: l’Inter di Thohir si sta indebitando sempre più per tener dietro alle proprie ambizioni, ed è l’unica via possibile. Indebitarsi, comprando anche un paio di difensori, e al tempo stesso sognare un futuro migliore. Molto altro non c’è da fare, oltre a sperare che Mancini tiri fuori il sangue dalle rape. Intanto la Juventus ha 23 punti in più dell’Inter, gliene prende più di uno a giornata. Non un bello spettacolo, proprio no. Ai tempi di Josè succedeva il contrario, semmai. Ma quella era l’età dell’oro.
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Fonte: Repubblica

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