Il calcio in tv è alla svolta. Le partite di A ai registi della Lega

Adriano-GallianiL’Italia è il Paese dei sospetti, dei depistaggi, delle dietrologie. L’Italia del calcio è tutto questo al quadrato. C’è però qualcos’altro nella furiosa polemica innescata dal Milan sul (non) fuorigioco di Tevez. Ed è un qualcosa che mette in discussione il racconto televisivo di una partita di campionato, così come entra nelle case degli appassionati, e segna l’ennesima tappa di uno scontro di potere senza precedenti, combattuto in Lega e fuori. La domanda sin troppo retorica è: può un episodio di campo, o meglio l’uso delle immagini di quell’episodio, scatenare il putiferio a cui abbiamo assistito negli ultimi due giorni? Sì, specie se gli attori protagonisti sono gli stessi che da un bel po’ di tempo se le danno di santa ragione per accaparrarsi il controllo della Lega (e quindi del motore del calcio italiano) e il business più lucroso in un comparto industriale così sbilanciato, così incapace di diversificare gli introiti: i diritti tv.
LA SVOLTA Juventus, Milan, Sky, Mediaset, Infront. Alleanze reali o presunte, accuse reciproche di contiguità, ed ecco che perfino dietro un banale episodio da moviola si alimenta una montagna di sospetti, a tal punto che in Lega il fronte guidato da Adriano Galliani, attualmente maggioritario, ha deciso che è il momento di cambiare: dalla prossima stagione dovrebbe essere la Lega stessa a gestire in esclusiva la squadra di registi e produttori incaricati di confezionare televisivamente gli incontri di SerieA. «Così se sbagliano dovranno rendere conto alla Lega». Dal 2010, da quando cioè la materia è stata disciplinata dalla Legge Melandri con il ritorno alla vendita centralizzata dei diritti tv, funziona diversamente. L’assemblea di Lega decise a suo tempo di utilizzare registi e produttori di Sky e Mediaset, designati ogni giornata secondo questo schema, che ricalca il valore dei rispetti contratti televisivi: 6 partite prodotte da risorse di Sky, 3 da Mediaset e una da un team indipendente. All’epoca i club ritennero che l’alternanza della squadra di regia sui diversi campi e l’affiancamento di un producer Lega incaricato di controllare la qualità del segnale fossero sufficienti per assicurare la terzietà della produzione. Evidentemente alcune società – il Milan in primis – pensano che tutto questo non basti più.
LO SCENARIO La prossima assemblea, già convocata per venerdì con altri punti all’ordine del giorno, sarà l’occasione per sollevare la questione. Visto che il “governo” della Lega è in mano all’asse Galliani Lotito-Preziosi eccetera, è molto probabile che i cambiamenti immaginati si tramutino in realtà in una delle successive assemblee. Certo, si rischia l’inasprimento dello scontro dal momento che la stessa Juventus, alleata su questo versante alla Roma, ha evocato nel comunicato di domenica il seguente scenario: «Galliani pare ignorare che tale opzione (l’affidamento a registi indipendenti) non è prevista da alcun regolamento e dovrebbe essere soggetta a un dibattito e a una riforma. Pare ignorare che tal schiera di registi indipendenti sarebbe verosimilmente formata, se non addirittura fornita, dall’advisor/ procacciatore/produttore già menzionato (cioè Infront) che si troverebbe nella singolare posizione di scrivere le regole, eseguirle e trarne anche i profitti».
ESEMPIO LONTANO Un altro clima si respira in Germania dove la Bundesliga, con un amministratore delegato e un board dotato di ampie deleghe, vanta una governance ben più autorevole e distaccata rispetto alla Lega Serie A, prigioniera com’è dei veti e degli interessi particolari. Bene, la Bundesliga controlla al 100% una società di produzione televisiva che confeziona non solo le partite del campionato ma anche quelle della nazionale tedesca. A ogni modo, la maggioranza dei club di Serie A vuole che la Lega eserciti fino in fondo il coordinamento editoriale sul prodotto tv. Le società (lo fanno Juventus e Napoli, l’Inter ha smesso) continueranno se lo vogliono a produrre il segnale, cioè dell’infrastruttura: cablaggio, telecamere, cameramen. Ma il confezionamento – le inquadrature, il montaggio, replay – sarà realizzato da una squadra produttori “indipendenti”, ingaggiati esclusiva dalla Lega e non più sotto contratto broadcaster. Insomma, non provenienti Sky né da Mediaset. «Questo – fanno quel fronte – per evitare di dare adito qualsiasi tipo di sospetti ma anche scongiurare difformità dal punto vista editoriale». Già, ma che cosa c’entra con la linea tracciata sullo schermo per i casi da fuorigioco? Quello non è un compito del regista ma rientra nell’autonomia di ogni singola emittente, in fase di postproduzione.
PURE LA GRAFICA Nella versione hard della riforma l’asse di governo vorrebbe intervenire anche su aspetto: grafica marchiata Lega partite di campionato. È ciò che Premier inglese, ma solo per il punteggio, i marcatori, il timer. In Italia vorrebbe spingere oltre: far produrre a tecnici in capo alla Lega, con un sistema identico per tutti i campi della Serie A, le rielaborazioni delle immagini relative al gol-non gol (la cui tecnologia in aiuto dell’arbitro verrà introdotta dal 2015-16) e ai fuorigioco.  Attenzione, però: se i club hanno intenzione di introdurre questa novità già dal 2015-16 bisognerà di sicuro mettersi d’accordo con Sky e Mediaset e verificare la compatibilità con il bando già assegnato per il nuovo ciclo. Alla fine, seguendo questa scia e proiettandosi futuro lontano non sarebbe ardito immaginare un approdo verso il canale Lega. Dallo stadio al pubblico a casa l’intermediazione dei broadcaster.

La Gazzetta dello Sport

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