Tre indizi fanno una prova. E’ Rafa Benitez il responsabile della debacle azzurra

Coppa Italia Lazio-Napoli BenitezE’ divertente leggervi, cari professionisti (?) incalliti di tastiera. Esilarante davvero assistere – con le lacrime agli occhi, si intende – a giustificazioni strampalate, argomentazioni urticanti a corredo di una partita vinta e poi irrimediabilmente e incredibilmente pareggiata. Contraddizioni in termini che hanno scalfito (forse definitivamente?..) la pazienza di chi crede, come me, che il calcio in fondo sia una scienza quasi esatta. Nell’Italia dei commissari tecnici, nella Napoli dei rafaeliti si è letto e sentito tutto e il contrario di tutto. Un coro di voci alle quali vorrei sommessamente aggiungere anche la mia.

Si gioca Napoli-Inter, partita fondamentale per i partenopei: vincendo si andrebbe a soli due punti dalla Roma, alimentando realmente le possibilità di qualificazione diretta ai gironi di Champions League. Quello dei primi minuti è un Napoli arrembante, sicuro di sé. E’ il fattore H a caratterizzare il primo tempo: Higuain contro Handanovic. Fra le tante occasioni da gol la più clamorosa la si registra al 32esimo minuto: grande contropiede azzurro, Hamsik orchestra per Mertens, il belga perfeziona per Higuain ma l’argentino sotto porta al volo non riesce a metterla dentro. Si chiude la prima frazione di gioco con ben 11 tiri indirizzati verso la porta di Handanovic, un vero e proprio dominio.

Nella ripresa, Mancini corre ai ripari: D’Ambrosio passa a destra e Santon a sinistra ma è proprio nel settore di quest’ultimo che Henrique mette in mezzo una palla deliziosa, Hamsik la gira di testa e Handanovic è battuto. Al 63esimo l’Inter si sbilancia, Hamsik serve Higuain, fantastico controllo a seguire e colpo di biliardo che prima prende il palo lungo e poi si insacca per il temporaneo 2-0.

Sembra fatta per il Napoli, ma così non è. L’Inter cambia assetto: Hernanes per Brozovic, Shaqiri a destra in uno speculare 4-2-3-1. Mancini chiede ai difensori laterali di spingere. Il Napoli cala di condizione, subisce l’Inter sugli esterni: occorrerebbe serrare le fila, mettere un uomo in più in difesa (mettersi forse a 5, no?) e proteggere il doppio vantaggio e Benitez che fa? Sta a guardare e pensa bene di sostituire Mertens (migliore in campo) con De Guzman (messo a sinistra dove fino a quel momento il Napoli aveva rischiato poco o niente!). E’ così che Santon che fino ad allora aveva subìto e in malo modo il talentuoso 14 azzurro, è libero di spingere. Callejon, peggiore in campo e scelto al posto di Gabbiadini per garantire una maggiore copertura, si fa saltare dall’esterno ex Newcastle che finisce per fornire a Palacio l’occasione dell’1-2. Benitez non ci capisce più niente: sostituisce Hamsik, trequartista centrale, e mette un’altra punta. Sistematico. Dall’altra Mancini manda dentro Puscas per il due contro due con i centrali difensivi azzurri. Il pareggio interista è nell’aria. Henrique trattiene Palacio in area, Rocchi fischia il rigore e Icardi trasforma.

La frittata è fatta e i numeri sono impietosi: con quella di ieri sera sono ben 3 le rimonte da 2-0 subìte dal Napoli. A ciò si aggiunga una difesa mediocre con 33 gol al passivo e soprattutto la terza occasione fallita per portarsi a -2 da una evanescente Roma.
Da un allenatore plurititolato (e più pagato d’Italia), venuto a Napoli per miracol mostrare ci si sarebbe aspettati ben altro. E’ sua la responsabilità della debacle azzurra, che vi piaccia o meno. Perciò, dobbiamo forse riconoscere – e non me ne vogliano i rafaeliti- che con questo allenatore, comunque inteso, e forse per fatale necessità di cose, raggiungere grandi traguardi risulterà irriducibilmente e puramente utopistico.

Angelo Gallo

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