Il primo verdetto di Empoli è scritto con il sangue delle ferite del Napoli: godono Roma e Lazio e solo un suicidio le potrà privare della prossima Champions League. Il secondo verdetto era scritto da un po’: se il Napoli non arriverà in Champions sarà solo colpa sua. E il rimprovero non sarà – nel caso – per non aver vinto l’Europa League, che regala il pass automatico: può capitare. Quello che non può succedere al Napoli, squadra come minimo da 3° posto, è ritrovarsi ad arrossire come ieri sera a Empoli. Un’altra volta, e nella notte battezzata come quella della risposta a Lazio e Roma; quella della possibile quarta vittoria consecutiva, come accaduto solo una volta, a fine gennaio/inizio febbraio. Allora, dopo la giornata numero 22, il Napoli era a – 4 dalla Roma e a +8 sulla Lazio. Venticinque giorni fa, dopo la sconfitta con la Roma, Benitez si era ritrovato a -9 da Garcia e a -8 da Pioli. Ieri sera, dopo la partita di Empoli, poteva continuare a tampinarli con appena due e tre punti di ritardo. L’ipotetica è diventata di nuovo condizionale negativo: non «poteva», ma «avrebbe potuto». Il solito, non richiesto, omaggio al suo andamento sinusoidale. Questa squadra si riscopre ciclicamente barca esposta al vento delle proprie fragilità, e si fa travolgere dagli eventi: prima la dolce vita, medicata e guarita da De Laurentiis con un ritiro benefico, almeno a giudicare dai risultati. Ora le schermaglie presidente-Benitez, le incertezze del tecnico, gli ultimatum del numero uno. Ma c’è dell’altro: non può non esserci altro se il Napoli non guarisce mai dai sui inciampi difensivi – addirittura comico quello del 2-0 di ieri – se da un giorno all’altro si ritrova sulle gambe, macchinoso, distratto, molle, a tratti quasi allo sbando. Prima di reagire solo nella ripresa, con una volontà così improvvisa da generare rabbia, più che consolazione. Questa squadra non riesce mai a tenere attaccata la spina più di tanto: una recidività così insistente che non sembra neanche più così decisivo, ormai, stabilire se sia più colpa di Benitez o della squadra. Dalle macerie del primo tempo di ieri sera emerge solo un paradosso che è inspiegabile a prescindere: come un meccanismo perfetto nelle precedenti tre partite possa improvvisamente impallidire di fronte ad uno spartito che lo è altrettanto, ma lo è stato con un’altra continuità. E il fatto che gli schiaffi più forti siano arrivati da Riccardo Saponara, l’uomo di Sarri con più qualità, è stato solo un ulteriore «affronto» alle proprie qualità. Tante, rispetto a quelle dell’Empoli: ma da sole non bastano.
La Gazzetta dello Sport