Napoli, stagione funesta, non brillano le stelle e si salvano gli atleti “scartati”da Benitez

mertensNon ci sono tempi supplementari stavolta,  le prove d’ appello si sono esaurite… Acta est fabula… Lo spettacolo è finito, è andata com’è andata, quella prova di cuore in extremis è mancata e il Napoli ha scritto apertis verbis “FALLIMENTARE” sulla sua stagione! Degno epilogo di un percorso catastrofico che ha progressivamente sbrindellato ogni obiettivo, ogni proposito, ogni illusione. Da domenica sera… (ma forse già da un bel po’ di tempo) si è aperto il toto-colpe …  e se per taluni le principali responsabilità dell’ andamento infelice di quest’ annata sono da attribuire a Benitez, per altri alla dirigenza e per altri ancora ai giocatori, visto “che sono loro che scendono in campo e che hanno il dovere di buttarla dentro”. Per quanto mi concerne, cercando di guardare obiettivamente al di là dell’ amarezza  e della frustrazione per l’ ignobile fiasco azzurro, mi sento salomonicamente di ripartire i torti tra le parti risalendo, con l’ intento di individuare le origini e le cause di una stagione tanto penosa e discontinua da sembrare irreale, al disastro del San Mamés che decretò l’ arresto del sogno europeo ai preliminari di Champions. Napoli, a mio parere,  è stata bistrattata ed umiliata, anzitutto da un padre padrone che si ostina a non capire, o a non voler capire … fate voi, che cinema e pallone sono universi paralleli e che  dispotismo, arroganza, presunzione, uscite infelici e sistemi da saltimbanco sarebbe stato meglio circoscriverli ad altri ambiti, ad altri settori meno seri e a cui  barzellette,  farse e carnevalate più facilmente si addicono e in cui più agevolmente son tollerate; è stata crudelmente raggirata, abbindolata da un falso profeta che, facendo leva sui sentimenti della gente, prima si è intrufolato con destrezza nei loro sogni e nelle loro speranze, ergendosi a  paladino degli “oppressi” e degli “emarginati”, spacciandosi per crociato, supereroe, modello, esempio, simbolo e veicolo di riscatto, per poi tradire, attraverso un operato a dir poco criticabile, desideri e aspettative, volando poi, traboccante di irrispettosa gioia, all’ indomani del naufragio della nave da egli stesso condotta, verso mete più alte e consone al suo venerabile curriculum e alla sua encomiabile persona … lasciando però ad altri i frammenti del suo nocivo transito, come il più classico degli Schettino; ed è stata delusa, disillusa … dai suoi beniamini … da coloro che hanno l’ onore e l’ onere di portare a spasso i colori del suo cuore, il privilegio di poter sentire sulla pelle la gloria del passato e   il dovere di lottare per difendere e innalzare la sua storia. Napoli è stata sporcata … E se adesso c’è rabbia, c’è risentimento non si offenda nessuno … Sono sentimenti legittimi da parte di chi nei colori azzurri ha riposto le sue speranze e la sua fede.

Mi si chiede di individuare oggi, a seguito di un’accurata analisi complessiva della stagione azzurra, gli atleti che maggiormente si sono distinti. L’ imbarazzo è forte in questo caso, poiché ci si rende conto che tanti, troppi, sono stati gli elementi determinanti …ma in negativo … E se alla fine della fiera, da tutto questo sfacelo qualcuno merita di essere salvato, quel qualcuno si chiama Dries Mertens, il folletto belga che, specie nell’ ultimo scorcio di stagione, ha fatto vedere le cose migliori, ha messo in campo il cuore, ha creato occasioni e gioco, ha spronato i suoi, ha evidenziato quella tanto invocata cazzimma che raramente si è vista negli occhi e nei polmoni del team diretto da Benitez; quel qualcuno si chiama anche Christian Maggio … il veterano terzino che non sarà un top player … No di certo … Ma la cui tenacia, la cui volitività ha riscaldato i cuori e acceso qualche sorriso; e quel qualcuno si chiama persino Manolo Gabbiadini, ennesimo talento deprezzato e relegato a panchinaro dal guru neo merengue che, pur di non rinunciare ai suoi spesso inutili e nocivi pupilli,  ha lasciato l’ ex Samp a fare quasi sempre da spettatore, nonostante la sua efficacia, la sua incisività e la sua continuità di rendimento che ha potuto palesare solo subentrando.  Purtroppo quel qualcuno non si chiama e non può chiamarsi Callejon, solido, continuo, estremamente positivo, migliore atleta della passata stagione, non pervenuto in quella appena terminata, anche se per volere del suo mentore, titolare inamovibile e quindi uomo in meno in campo. Quel “qualcuno” non sono purtroppo i centrocampisti né tantomeno i difensori, la cui inabilità ha troppo spesso ridicolizzato i colori azzurri. Certo, in un modulo come quello “predicato” dal profeta del 4-3-2-1, il reparto difensivo resta sovente troppo esposto e diventa perciò fragile, ma questo non giustifica gli svarioni (di casa in quel reparto della squadra partenopea) e dei difensori e degli estremi difensori, ennesima nota dolente di questa agghiacciante stagione per fortuna conclusasi: Rafael prima  e Andujar poi, ne hanno fatte talmente tante che a contarle ci si perde, e di ciò le colpe non le attribuisco esclusivamente a loro, ma soprattutto a chi ha pensato bene di privarsi in estate di quel Pepe Reina che oltre ad essere un top player nel suo ruolo, è persona carismatica e leader dello spogliatoio, e che equilibrio e stabilità aveva dato, nel corso dell’ annata precedente, ad un reparto reso dall’ integralismo beniteziano sostanzialmente effimero.  Quel qualcuno infine (e purtroppo) non si chiama Gonzalo Higuain, leader tecnico ma non di cuore, campione indiscusso e dalle innegabili qualità che purtroppo però non hanno giovato tantissimo al Napoli di quest’ anno: troppe le amnesie, troppi gli errori sotto porta, alcuni anche determinanti, altri dettati dalla rabbia e dalla deconcentrazione. Il cammino del pipita è stato discontinuo, capace di esaltarti con i suoi prodigi e capace allo stesso modo di affossarti con i suoi colossali errori in fase realizzativa … Vale per lui pressappoco lo stesso discorso fatto per Calletì … i due campioni sono sembrati le ombre degli energici e poderosi condottieri  della scorsa stagione. Se tanto mi da tanto riconduco il tutto ad un discorso di motivazioni … Dopo Bilbao tutto è cambiato … La stagione del Napoli è cominciata e finita al San Mamés,  molti di noi lo presumevano, chi doveva prevederlo e correre ai ripari non lo ha fatto, vuoi per inezia, vuoi per disinteresse, vuoi per altre questioni che non stiamo qui ad elencare, fatto sta che il progetto Napoli è fallito, si riparte da zero e con un vuoto enorme da colmare … La speranza è quella di riuscire a “conservare” almeno i top player, dando loro garanzie, soldi, promesse … Quel che si deve insomma! Oggi c’è poca voglia di parlare e il futuro sembra un buco nero … fino a un anno e mezzo fa avevamo un gap, minimo, con la Juve  da colmare … quel gap non è più minimo e per colmarlo adesso ce ne vuole! Bisogna lavorare a 360° e ripartire subito, prima di Dimaro, prima degli altri, prima di tutto … Napoli merita rispetto, franchezza, lealtà e se qualcuno questo ancora non lo ha capito farebbe meglio a farsi da parte andandosi a cercare un altro pollo da spennare.

 

Tilde Schiavone – Pianetazzurro

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Tilde Schiavone

Sono una persona che riesce a star bene con se stessa solo se intorno a lei c' è armonia, questo è il motivo per cui cerco di risolvere i conflitti esistenti tra le persone che mi circondano;non amo i gioielli, specialmente quelli costosi, preferisco gli accessori di poco valore; non amo ricevere in regalo i fiori recisi: preferisco ammirarli nei giardini dove compiono il loro naturale ciclo vitale e non nei vasi dove hanno vita breve..Amo il blues,il canto del dolore, e il mio sogno è raggiungere un giorno quei luoghi che lo hanno visto nascere; Amo gli indiani d' america, la loro spiritualità e la loro cultura. non vivrei senza i dolci e la pizza. Sono campanilista, napolista, meridionalista ...maradonista. Adoro gli animali, ritengo che non siano loro le bestie e sono vegetariana. Non mi piace parlare, quel che sento preferisco scriverlo, so esprimermi meglio con una penna in mano anziché dinanzi a un microfono, amo inoltre il folclore della mia terra e cerco, attraverso l' Associazione Culturale Fonte Nova d cui sono Presidente, di preservarlo e diffonderlo ... e duclis in fundo AMO LA MIA NAPOLI, senza se e senza ma, ringrazio Dio perchè ha fatto sì che nelle mie vene scorresse il sangue del Sud!