ALLA FACCIA DEL RIDIMENSIONAMENTO!

Legia-Napoli 0-2 SarriAlzi la mano chi in estate prevedeva una situazione simile: Napoli vittorioso contro Lazio, Juventus e Milan segnando undici reti e subendone una sola. Alzi la mano, però, anche chi temeva un ridimensionamento del club, magari un campionato di transizione, e qui le mani sono senz’altro di più.

Il piazzamento Champion’s sfumato all’ultima giornata, la partenza di Benitez seguita da qualche pezzo da novanta della rosa (Callejòn aveva già addosso la casacca dell’Atletico Madrid e anche la permanenza di Higuaìn pareva tutt’altro che scontata) avrebbe chiuso un ciclo e aperto il fallimento di quel processo di “internazionalizzazione” del Napoli che è poi il principale obiettivo di De Laurentiis.

Oggi è in atto l’”italianizzazione” del Napoli e chi meglio di Sarri può guidare la squadra per questa strada? Il rampante Unai Emery, anche lui spagnolo e fresco vincitore della Europa League con il Siviglia, era considerato l’erede naturale di Benitez per un Napoli più europeo, Prandelli e Spalletti non convincevano fino in fondo, oltre ad essere onerosi, il serbo Mihajlovic, contattato per primo, forte anche dell’interesse del Milan, l’ha tirata troppo per le lunghe e lo stesso Sarri, prima di continuare a vestire azzurro, era in predicato di andare al Milan.

La sfida di San Siro è stata infatti una nemesi: una lezione di calcio data proprio a chi aveva ritenuto Sarri un tecnico non “da Milan”. Per essere da Milan più che competenza calcistica occorre una passata militanza in rossonero oppure rispondere a dei precisi canoni estetici: Sarri, che spesso ha il volto non rasato, che va in panchina in tuta, non ha affatto il phisique du role.

Anche a Napoli il tecnico di Bagnoli è stato accolto con un certo scetticismo; proviene da una provinciale, per quanto questa abbia ben impressionato, e non sopporterà le pressioni di un ambiente caldo come Napoli. Il contratto per la durata di un solo anno, a differenza dei predecessori, lo rende un allenatore quasi precario.

Ma proprio qui si è visto il polso di De Laurentiis che non lo ha dato in pasto alla piazza dopo le prime critiche, zittendo persino un Maradona non convinto di questa scelta.

L’avvio del campionato non è stato dei migliori: sconfitta a Sassuolo, pari interno con la Sampdoria e altro pareggio ad Empoli senza contare lo 0-0 di Carpi. Cifre opposte rispetto a quelle poi fornite contro le grandi: cinque reti segnate e sei subite.

Se la difesa pare essersi assestata (a Milano le urla di Reina per richiamare l’attenzione anche sullo 0-4 sono significative) la squadra incontra ancora difficoltà contro le piccole che chiudendosi non prestano il fianco a quelle ripartenze che restano l’arma più efficace del Napoli targato Sarri. Dove arriveranno gli azzurri? La città è umorale, una vittoria convincente e si parla di scudetto, un pari o una sconfitta e bisogna cambiare tutto. Ma una cosa è sicura: se questo è un ridimensionamento speriamo che ogni anno ce ne siano di così.

Antonio Gagliardi

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