FIRENZE – Scudetto alla Fiorentina? Per Borja Valero si può fare. Lo dicono i numeri, con i viola secondi in classifica a un solo punto dall’Inter capolista. E lo dice anche il centrocampista spagnolo, perno insostituibile del centrocampo di Paulo Sousa: ”Da molto tempo non c’erano così tante possibilità ma bisogna mantenere la calma. Il nostro obiettivo non è il titolo. Giochiamo il miglior calcio d’Italia anche se non siamo la miglior squadra, ma non abbiamo paura di nessuno”.
L’AMORE PER FIRENZE – L’entusiasmo in città è a mille: lo scetticismo estivo è stato spazzato via. Ma Borja veste i panni del pompiere: ”La gente è molto passionale a Firenze, quando è venuto Papa Francesco gli hanno chiesto di farci vincere lo scudetto – racconta al quotidiano spagnolo ‘Abc’ – Sono 46 anni che lo aspettano e dovessimo vincerlo la maggior parte dei fiorentini morirebbe quel giorno e morirebbe felice”. Il feeling con la città va a gonfie vele: ”Qui alla Fiorentina piace il bel calcio e questo mi ha aiutato a essere importante sin dal primo giorno. In più la città è preziosa, è piccola, bella, comoda e dal punto di vista culturale affascinante. Magari piove troppo ma il resto è favoloso. Mi sento molto benvoluto, mi hanno pure dato la fascia di sindaco e vogliono darmi la cittadinanza onoraria. La mia famiglia ed io siamo molto felici qui”.
ITALIA NO GRAZIE – Borja Valero confessa poi di essere stato contattato per giocare con la nostra Nazionale: ”Volevamo sapere se avessi qualche antenato italiano per ottenere il doppio passaporto e giocare con gli azzurri ma io voglio giocare con la Spagna, anche se ho sempre detto che c’è tanto di quel talento lì che non avrei avuto spazio, e il Mondiale e i due Europei vinti lo dimostrano. Sono rassegnato, ho sempre pensato che bisogna chiamare i più in forma ma non è così ed è un peccato. Eppure – conclude il centrocampista viola – non perdo ancora la speranza di un posto per Euro 2016”. Se continua con queste prestazioni, il posto è assicurato.
serie A
- Protagonisti:
- Borja Valero
Fonte: Repubblica
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