L’AVVERSARIO – Un Inter arrabbiata alla ricerca del colpo di coda contro gli azzurri

Se il campionato dell’Inter si fosse concluso il 31 dicembre 2015, quindi dopo ben 17 giornate di Serie A, sarebbe stata la stagione del riscatto, ma soprattutto del ritorno al titolo di campione d’Italia. D’altronde con Mancini in panchina, è sempre stato così. L’imprevedibile capolista salutava tutti dall’alto. Il tecnico di Jesi già dai primi di agosto era partito facendo mangiare a tutti la polvere con uno scatto da centometrista. L’avversaria di sempre, la Juventus, era stata lasciata ai nastri di partenza. Bel gioco neanche a parlarne, ma i risultati erano dalla loro parte. La vetta conquistata e mantenuta sulla solidità difensiva per i molti, sulla fortuna e casualità per i tanti.. La posizione era stata conquistata con merito da una squadra che interpretava la fase difensiva in maniera esemplare, tanto che per larga parte del torneo è stata quella meno battuta. Basti pensare che delle prime 17 partite, ne concluse ben 10 con la porta inviolata.
Ma ciò che balzava agli occhi oltre a ciò, era la convinzione in quello che facevano in ciò che la squadra metteva in campo. Inoltre altra caratteristica, difficilmente rivista negli anni, è come l’allenatore avesse inculcato la mentalità e la tattica in tutta la rosa, infatti, in sole 17 partite vennero utilizzati molti moduli, 5 per la precisione, dal 4-2-3-1 al 4-3-1-2, dal 4-3-3 al 3-5-2 per finire al 4-4-2, e molti calciatori. Dopo 13 giornate, i nerazzurri non avevano mai schierato per due volte la stessa formazione titolare.
Il catenaccio alla base del successo, una fase difensiva esteso per tutto il campo, che non lascia sbocchi e soluzioni. Tutto questo condito da una enorme forza fisica. Molte reti infatti, sono arrivate su palla inattiva.
Tutto questo era abbinato ad una discreta fase offensiva, lasciata più alla giocata del singolo, che al collettivo. La maggiore critica che veniva mossa era la scarsa vena realizzativa e la striscia di sette vittorie per 1-0 era lì a testimoniarlo.
Alla vigilia dell’ultimo match del 2015 in casa contro la Lazio affermò che i giocatori erano diversi nelle ultime settimane e che molti di loro avevano già la testa alle vacanze natalizie. Prima del fischio iniziale, secondo quanto riportato da il quotidiano la Gazzetta dello Sport, il tecnico annunciò la formazione e l’escluso a sorpresa, Ljaic, non la prese bene, rifiutando di scaldarsi con il resto del gruppo. La miccia era stata accesa. I dubbi annunciati in conferenza presero forma nei primi 45′ con gli ospiti in vantaggio con il gol di Candreva. Nell’intervallo l’allenatore, per cercare di pareggiare, disse a Jovetic che sarebbe stato sostituito, salvo ripensarci qualche minuto dopo mentre lo stesso calciatore era già sotto la doccia. La mancata concentrazione mostrata dal gruppo durante la settimana si rispecchiava anche nella testa del tecnico. Al 58′ della ripresa l’arrabbiato Jovetic viene sostituito davvero proprio dall’infuriato Ljaic. Gli interisti riescono a pareggiare ma l’harakiri di Melo prima, il rigore concesso poi e la ramanzina pubblica a Icardi scatenarono nel dopo partita un tutti contro tutti, che chiuse la 17° giornata e l’anno solare in maniera nefasta.
I risultati da lì in poi si invertirono, ma le prestazioni rimasero costanti. Le polveri dell’attacco si bagnarono ancor di più, mentre l’apprezzata difesa perse un po’ di smalto. Dalle stelle alle stalle in poco più di due mesi. Da una media scudetto ai 18 punti in 12 match.

Giuseppe Di Marzo

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