Euro 2016: Il pagellone: il meglio e il peggio dei quarti di finale

Voto 10…Alle lacrime d’orgoglio di Buffon e Barzagli

“Se il tuo coraggio ti è negato, va’ oltre il tuo coraggio”, recitava una massima della poetessa statunitense Emily Dickinson. Ecco, L’Italia di Antonio Conte sul concetto di “oltre “ ci ha costruito un intero Europeo: oltre ogni più rosea aspettativa, oltre ogni logica, oltre le proprie fisiologiche possibilità…E dopo un miracolo sportivo appena toccato con mano e svanito sul più bello – quando ogni stilla di sudore ed energia era stata spesa sul campo – i pianti liberatori dei senatori Buffon e Barzagli in eurovisione, ma anche le lacrime trattenute dal maestoso Bonucci, rappresentano la catarsi finale. Cari Azzurri, comunque vada i vincitori morali di Euro 2016 siete voi. Commoventi.

Voto 9…Alla “Cruyff turn” di Robson-Kanu

Già, perché l’emblema dell’epica impresa del Galles qualificato per le semifinali è proprio l’euro-gol del disoccupato di lusso Hal Robson-Kanu. “I Cruyffed it” ha dichiarato l’attaccante a fine partita alludendo alla mirabolante finta con cui ha mandato al bar non uno, non due, bensì tre inermi difensori belga. Blasfemia? Non proprio, il gesto tecnico dell’ex punta del Reading ha ricordato davvero la celebre “Cruyff turn” del profeta del gol olandese. Se Gareth Bale si è prodigato come il più umile dei gregari eAaron Ramsey ha giganteggiato in veste di uomo assist, ci ha pensato il “principe del Galles” Robson-Kanu a vestire i panni di goleador.

Voto 8…al 18enne terribile Renato Sanches

Il Portogallo si conferma ancora una volta un’ineguagliabile fucina di talenti: l’ultimo della nidiata è il 18enne Renato Sanches, nuovo acquisto del Bayern Monaco di un Carlo Ancelotti già intento a sfregarsi le mani. La favola del ragazzino acquistato dall’Águias da Musgueira per 750 euro più 25 palloni (stando a quanto narra la leggenda) non sembra conoscere fine: dopo aver innescato l’azione del gol vittoria contro la Croazia negli ottavi di finale, l’ex Benfica ha griffato un gran gol contro la Polonia – infrangendo il record di precocità nelle fasi a eliminazione diretta – togliendosi per giunta il lusso di trasformare un rigore nella lotteria finale. Lo accostano a Seedorf, di certo il futuro è tutto per la stellina portoghese di origini capoverdiane.

Voto 7…allo stacco imperioso e liberatorio di Pogba

La rabbia e l’orgoglio di Pogba sono la dinamo che alimenta la Francia padrona di casa: le critiche incassate dopo le altalenanti prestazioni a Euro 2016 sono (già) un lontano ricordo. Lo stacco imperioso a sovrastare l’inerme Gunnarsson e griffare al contempo il momentaneo doppio vantaggio dei Bleus sull’Islanda è un metaforico schiaffo ai detrattori, Gary Lineker in primis. La Francia vola grazie al collaudatissimo tridente Giroud-Griezmann-Payet (dieci gol in tre) e ora ha ritrovato persino Monsieur Paul. Che i fasti della Nazionale black-blanc-beur del biennio 1998/2000 stiano per tornare?

Voto 6…Alla maledizione azzurra sfatata dalla Germania

Il conto finale dell’ennesimo entusiasmante capitolo della saga Italia-Germania sorride ai nostri storici rivali: dopo otto tentativi andati a vuoto la Mannschaft è riuscita ad eliminare gli azzurri in un grande torneo internazionale. La maledizione può dirsi dunque sfatata, ma di certo la banda Low non è riuscita a sovrastarci, anzi. In primis il punteggio al termine di tempi regolamentari e supplementari è rimasto inchiodato sulla parità; in seconda battuta, nonostante un evidente gap in termini di tasso tecnico a favore della Germania, l’Italia ha tenuto alla grande il campo spaventando a più riprese il più quotato avversario. Tanto per cambiare la Germania nel momento del bisogno si è aggrappata al monumentale Manuel Neuer (Voto 8).

Voto 5…al killer istinct di Milik

Ci aspettavano grandi cose dall’attaccante classe 1994 in forza all’Ajax Arkadiusz Milik, reduce da una stagione da 24 gol complessivi e oggetto del desiderio dei top club del Vecchio Continente. Il suo bottino recita invece un solo gol all’attivo e, soprattutto, una miriade di occasione gettate al vento in malo modo. Nel quarto di finale contro il Portogallo, il numero “7” della Polonia non è riuscito a sbloccarsi lasciando la ribalta all’illustre compagno di reparto Lewandowski. Non è stato l’Europeo di Milik insomma, ma siamo sicuri che il mancino nato a Tychy 22 anni fa saprà rifarsi: il tempo è tutto dalla sua parte.

Voto 4…a un Thomas Müller da “Chi l’ha visto?”

Il cammino della Germania a Euro 2016 è tutt’altro che concluso ma sin qui non è certo stato il Campionato di Thomas Muller, ancora a secco in una kermesse continentale dove proprio non riesce a impattare a dovere. Anche contro l’Italia non si è ammirato lo spacca-partite dei giorni migliori e dopo tempi regolamentari così così l’attaccante del Bayern Monaco ha calciato malamente il suo penalty nella lotteria finale. La legge di Murphy si è abbattuta sull’esploratore di spazi per eccellenza del calcio moderno: a stoppare l’unica vera giocata degna della sua fama ci ha pensato infatti Alessandro Florenzi con il miglior salvataggio sulla linea di porta della storia del calcio.

Voto 3…Al liscio di Cristiano Ronaldo sottoporta

Non ha disputato una gara indecorosa contro la Polonia un generoso CR7, doveroso rilevarlo: ha speso tantissime energie da terminale principe giocando per la squadra e tenendo indaffarati i difensori avversari a beneficio degli inserimenti dei compagni. Al momento di mettere l’ombrellino nel long drink, tuttavia, l’asso del Real Madrid ha vacillato: sul lancio telecomandato diJoao Moutinho Cristiano ha lisciato clamorosamente al pallone quando si era ormai smarcato a tu per tu con Fabianski: non contento, si è ripetuto a stretto giro di posta mancando la deviazione volante sul cross di Eliseu. Per fortuna sua e del Portogallo al momento di calciare il primo penalty nella serie finale CR7 ha mantenuto calma e sangue freddo.

Voto 2…al talento sprecato del Belgio di Wilmots

Sembrava aver svoltato una volta metabolizzato il capitombolo contro gli azzurri nella gara inaugurale di Euro 2016, invece il Belgio si è squagliato come neve al sole contro il Galles dei miracoli. Logico che sulla graticola finisca mister Wilmots, incapace di forgiare un copione di gioco credibile per la propria squadra e cementare un gruppo parso sconnesso. I Diables Rouge – lungi dal legittimare la palma di miglior compagine del Ranking UEFA – si sono affidati più che all’altro all’estro dei singoli pagando alla lunga la precaria condizione dei vari Hazard, De Bruyne e Witsel e le pesanti defezioni nel pacchetto arretrato. Certi orrori da matita blu in fatto di movimenti difensivi, tuttavia, inducono a pensare che questa squadra non avesse nemmeno le conoscenze adeguate.

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