Simeone jr esulta dopo il gol al Pescara (ansa) GENOVA – Ha preso al volo l’occasione che l’infortunio di Pavoletti gli ha fornito. Ma il primo obiettivo di Giovanni Simeone, 21 anni e subito in gol alla prima partita da titolare nel Genoa, è dimostrare di non essere un figlio di papà. E Diego Simeone, detto El Cholo, nel calcio non è uno qualunque ma un totem. Tanto da aver brevettato una filosofia di gioco chiamata per l’appunto cholismo. Ovvero calcio feroce, finalizzato al risultato.
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Simeone jr, che detesta essere ribattezzato Cholito ma che si fa chiamare semplicemente Gio, dall’illustre padre che era un mediano tutta grinta, anche se gioca in un ruolo diverso qualcosa ha comunque preso: “La voglia di vincere”. Se il temperamento, che gli argentini chiamano “garra”, è un imprinting di famiglia, come caratteristiche tecniche sembra piuttosto il clone di Pippo Inzaghi. “E’ un uomo d’area di rigore, vive per il gol” dice di lui Ivan Juric, l’allenatore del Genoa. E aggiunge: “Deve però imparare a giocare di più anche con e per la squadra. Ma ha tanta voglia di lavorare e ampi margini di miglioramento, dategli solo un po’ di tempo”.
Papà Diego è stato a trovarlo a Genova qualche settimana fa. Sono andati insieme a mangiare a Boccadasse, il borgo di pescatori dove su uno scoglio in mezzo al mare sventola da oltre quarant’anni la bandiera del Genoa. Cena a base pesce e decine di tifosi fuori dal ristorante a caccia di un selfie con padre e figlio. Al rientro in albergo, al Porto Antico, l’amara sorpresa: erano spariti i 10 mila euro contenuti in un trolley. Una disavventura che non ha compromesso l’inserimento nel Genoa del giovane Simeone. Parla molto bene l’italiano, del resto da giovanissimo aveva vissuto per sette anni in Italia quando l’Inter aveva acquistato il padre dall’Atletico Madrid e poi l’aveva rivenduto alla Lazio. L’ambientamento è stato agevolato anche dal fatto che il Genoa è, insieme al Siviglia, la squadra più argentina d’Europa. Oltre a Simeone ci sono infatti anche Burdisso, Munoz, Gentiletti, Orban e Ocampos. E spesso capitan Burdisso organizza la giornata asado, una grande grigliata per giocatori e staff al campo d’allenamento.
Sarebbe dovuto andare al Pescara, ma non è stato raggiunto l’accordo col River. Il Genoa l’ha pagato tre milioni: “Mi hanno telefonato il presidente Preziosi, il mister e Burdisso. Un interessamento che mi ha lusingato, mi volevano a tutti i costi. E poi venire a giocare in Europa è un passaggio obbligato per chi vuole diventare un giocatore importante. Mi è stato chiesto di decidere in fretta, non ho nemmeno avuto il tempo di consultarmi con mio padre”. Un po’ quello che successe a Simeone sr quando nel 1990 arrivò a Pisa voluto da Romeo Anconetani: “Mi misero in una stanza e fui costretto a decidere. Ma non mi sfiorò nemmeno il dubbio: in Italia giocavano i migliori e io volevo esserci”. Il giovane Simeone mediaticamente è un crack. Confida Dino Storace, l’addetto stampa del Genoa: “Mi sono arrivate richieste di televisioni spagnole e argentine, lo vogliono intervistare tutti”. genoa
- Protagonisti:
- simeone jr
- diego simeone
Fonte: Repubblica

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