OBIETTIVO NAPOLI – La mossa vincente che non arriva e il fuoriclasse ceduto agli avversari

Per poter dare un’adeguata lettura a questa sconfitta del Napoli contro la Juventus dovremmo sapere prima una cosa. Altrimenti parliamo mossi da istinti umorali o percezioni soggettive. La cosa che dovremmo sapere, o meglio, che avremmo dovuto comprendere già dall’inizio della stagione è: ma il Napoli, questo Napoli, partiva per (tentare di) vincere lo scudetto? Sciogliamo ogni equivoco, secondo chi vi scrive no. Ma ecco che in questo modo rientriamo in un aleatorio soggettivismo. Il problema principale, però, è che da questo soggettivismo non c’è modo di uscirne, perché una versione ufficiale non c’è. Insomma, e mi scuserete se mi soffermo su questo punto, ma ritengo che sia fondamentale, il tifoso del Napoli vive in una sorta di limbo, di situazione intermedia per cui non sa cosa pretendere, cosa sperare, cosa aspettarsi dal campionato della sua squadra. Certo, se lo si chiede ad un “addetto ai lavori” super partes, la risposta sarà senza dubbio che sì, quella partenopea è una tra le squadre che possono ambire allo scudetto. A sentire, invece, allenatore e dirigenza -ops, scusate, De Laurentiis, la dirigenza non c’è (o almeno non parla)- tra palloni comprati una decina d’anni fa, monte ingaggi, passato tra gli escrementi e il ben noto fatturato, si direbbe che il Napoli ad un’eventuale vittoria finale non dovrebbe pensarci nemmeno per scherzo! D’altra parte, anche i fatti confermano quest’ultima ipotesi. Parliamoci chiaro: se cedi Higuaìn alla Juve e lo sostituisci con il buon Milik, che però doveva essere il sostituto di Gabbiadini, che si è trovato a dover rimanere per colmare il buco della partenza dell’argentino, per la disperazione di Sarri, che il buon Manolo non lo vorrebbe nemmeno come partner di una mano di scopone, beh, tutto ciò sta a significare che lo scudetto non punti a vincerlo.
Avendo, quindi, dato per scontato che il Napoli non abbia mai pensato di puntare allo scudetto, potremmo analizzare anche con maggior serenità questa sconfitta contro la Juventus, squadra più forte degli azzurri, più organizzata, più concreta, che non giocherà un gran calcio, ma il bel gioco, se non porta punti, serve quanto un Gabbiadini a Sarri nella mano di scopone di cui dicevamo prima.
Il problema, però, è che il tifoso non ci sta a partire sconfitto. E tra i tifosi rientra anche chi vi scrive. Ragion per cui, non si può fare a meno di rammaricarsi per l’ennesima prova di totale impotenza in una gara importante. Una di quelle in cui devi mettere l’anima in campo, oltre che il possesso palla, per cercare di strappare un risultato con le unghie e con i denti. Lasciando, dunque, da parte il fatto che il Napoli non sia una squadra costruita con l’intento di vincere lo scudetto, cerchiamo di focalizzare l’attenzione sul motivo per cui la sconfitta di stasera lascia, non poco, l’amaro in bocca. Dopo un primo tempo giocato con le spade di legno, la rete di Bonucci nella ripresa aveva improvvisamente acceso il match. La cosa inconsueta è stata, però, che proprio lo svantaggio era servito a dare una scossa ad un Napoli, fino a quel punto, abbastanza spento. Assist di Insigne, solito movimento di Callejòn, 1-1. A quel punto, l’inerzia del match sembrava favorevole agli azzurri. E sono questi i momenti in cui un allenatore può decidere una partita. Nel bene o nel male. Sarri, stasera, lo ha fatto nel male. Sostituzione: esce un incredulo Insigne, che stava evidentemente crescendo dopo un primo tempo deludente, entra Giaccherini, un onesto portatore d’acqua che, però, nulla leva e nulla mette nell’economica offensiva di un match che deve, giocoforza, decidersi sulle giocate individuali. Partita consegnata nelle mani della Juve, gol di Higuaìn (come da copione). Gioco, partita, incontro per i bianconeri.
Forse non è giusto addossare tutto il peso di una sconfitta su una sostituzione errata. Anche perché dovremmo considerare l’assenza di Milik e dell’autolesionista Gabbiadini, a cui probabilmente Sarri avrebbe dato un’ulteriore chance (perlomeno) a partita in corso, se non altro per liberare Mertens dal ruolo di falso nove che stasera lo ha visto prigioniero delle amorevoli cure di Bonucci e Barzagli. Dovremmo anche fare riferimento alla reiterata buona sorte dei bianconeri, agli errori individuali di Ghoulam e di una difesa che ormai non dà più le certezze del girone di andata dello scorso anno. Ma alla fine ci arrovelleremmo su problemi secondari. Il fatto è che gare del genere le vinci o grazie alle grandi individualità o grazie alle invenzioni tattiche dell’allenatore, che deve rivelarsi più bravo dell’avversario. E noi, purtroppo, la grande individualità l’abbiamo data agli avversari e, per quanto riguarda l’invenzione del tecnico…be’, quella la aspettiamo invano da tanto, troppo, tempo.

Commenti

Questo articolo è stato letto 1236 volte