Milan-Pescara 1-0: decide Bonaventura, ma quanto soffre Montella

MILANO – La faticosa vittoria sul Pescara, con dedica del goleador marchigiano Bonaventura (splendida punizione sotto la barriera) alle popolazioni del centro Italia colpite dal terremoto, ha un enorme pregio per la stagione del Milan: conserva alla squadra l’autostima, che un pareggio contro un’avversaria assai meno ambiziosa, dopo la batosta col Genoa, avrebbe messo di nuovo a repentaglio. Questo successo striminzito, difeso nel finale contro il Pescara di Oddo senza vergognarsi di soffrire, assume un significato particolare. Proprio l’assenza di fiducia dei calciatori in se stessi, per ammissione dei diretti interessati e dei loro allenatori continuamente cambiati perché frustrati dall’impossibilità di riabilitare il club, ha infatti rappresentato il problema principale nell’ultimo triennio.
 I tre anni di esclusione dalle coppe europee hanno alimentato un circuito perverso e senza soluzione: il senso di inadeguatezza e un vago complesso d’inferiorità verso chi si qualificava per la Champions League o anche semplicemente per l’Europa League ha prodotto danni d’immagine ed economici. Il Milan è precipitato a club di seconda fascia – i fuoriclasse ormai lo sdegnano – e nemmeno chi ci gioca può nascondersi la realtà.  E’ infatti indubitabile che il concetto di autostima, per una squadra di calcio, sia strettissimamente legato ai risultati. Deve solo evitare gli scatti di nervi come quello di Bacca quando è stato chiamato da Montella al cambio.
 
Ma quelli del campionato in corso, anche quando non vengono raggiunti attraverso partite memorabili, sembrano finalmente tali da indurre i giocatori a sentirsi un po’ più all’altezza della tradizione e della maglia che indossano. Adesso il vero vantaggio è il calendario: il circuito perverso di cui sopra può trasformarsi in circolo virtuoso. Più il Milan resta in alto, più acquista consapevolezza di essere uscito dalla crisi perenne e più lucida la propria immagine. Ora è terzo in classifica, ma soprattutto ha già affrontato quasi tutte le avversarie più forti (Juventus, Napoli, Lazio, Torino, Fiorentina, Sassuolo) ad eccezione di Inter e Roma. Significa che, da qui alla fine del girone d’andata, mentre le rivali per la qualificazione alle coppe europee si scanneranno tra loro nei residui duelli, i discepoli di Montella potranno ragionevolmente mantenere la posizione attuale, a patto che esibiscano la stessa concentrazione e la stessa attitudine alla sofferenza viste col Pescara.

Il derby del 20 novembre e la trasferta del 12 dicembre in casa della Roma sono le due trappole vistose. Ma è nelle altre più nascoste, disseminate nelle restanti otto giornate ed equivalenti al Pescara, che il Milan può scavare la differenza tra questa stagione e le tre precedenti e sventurate. Chiudere l’andata tra le prime quattro vorrebbe dire sentirsi di nuovo forte e potere tentare di lottare fino a fine campionato per l’impensabile traguardo della qualificazione ai play-off della Champions League. In fondo l’autostima, l’immagine e il potere economico il Milan li ha persi tutti insieme proprio da quando è uscito dal torneo più nobile e non ci è più rientrato. Oggi, in attesa del prossimo campionato in cui il posto in Champions sarà riservato alle prime quattro, è obbligato a provarci.     

MILAN- PESCARA 1-0 (0-0)
MILAN (4-3-3): Donnarumma 6,5 – Abate 6, G.Gomez 6, Romagnoli 6, De Sciglio 6,5 – J.Sosa 5 (23′ st Kucka 6),  Locatelli 6, Bonaventura 7 – Suso 6, Bacca  5,5 (39′ st Luiz Adriano sv), Niang 6 (16′ st Pasalic 6,5).
PESCARA (4-3-2-1): Bizzarri 6,5 – Zampano 6,5, Fornasier 5,5, Coda 6 (29′ st Biraghi sv), Crescenzi 5,5 –  Aquilani 5,5 (11′ st Cristante 6), Brugman 6, Memushaj 6,5 – Benali 6,  Mitrita 5 (32′ st Manaj sv)- Caprar 5,5.
ARBITRO: Doveri 6.
MARCATORE: 5′ st Bonaventura
NOTE: Ammoniti Brugman, Abate, Mitrita. Spettatori effettivi 31.510.

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Fonte: Repubblica

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