La salvezza, una lotta che non esiste: Palermo, Crotone e Pescara il peggio d’Europa

La salvezza, una lotta che non esiste: Palermo, Crotone e Pescara il peggio d'EuropaGoleada Sassuolo contro il Palermo (lapresse) ROMA – Dal Cagliari al Pescara: undici squadre in cerca d’autore. La Serie A sembra aver perso la metà dei protagonisti alla ventesima giornata. La colpa non è della classe media, bensì delle ultime, talmente poco competitive da svuotare di significato il campionato di chi è troppo forte per retrocedere, ma non attrezzato per lottare per le coppe. Palermo, Pescara e Crotone hanno totalizzato insieme la miseria di 28 punti totali, il peggior dato dei primi cinque campionati europei, con gli abruzzesi unica squadra del continente a non aver vinto una partita sul campo (l’unico successo è arrivato a tavolino, contro il Sassuolo). L’Empoli quart’ultimo dista otto lunghezze dal Palermo diciottesimo, e ha vinto lo scontro diretto con i rosanero appena due giornate fa chiudendo formalmente la lotta salvezza. L’impasse di Crotone e siciliani sul mercato lo testimonia: se i calabresi provano ad acquistare calciatori ricevendo una serie infinita di ‘no, grazie’, Zamparini si è rassegnato al suo personale Titanic, diventando addirittura tollerante con l’allenatore.

CAMPIONATO A DUE VELOCITA’ – Tutto ciò crea un campionato a due velocità, in grado di offrire sempre meno spunti di interesse: avreste voglia di vedere un Chievo-Udinese o un Torino-Pescara tra qualche giornata? Al massimo se doveste ritrovarvi qualcuno dei titolari nella vostra squadra del fantacalcio, certamente non per la competitività di una partita tra due club che non lottano per obiettivi concreti. Il campionato che vive la situazione più simile a quella italiana è la Liga. In Spagna la vittoria del Valencia nell’ultimo turno ha aumentato la forbice, con la nuova squadra di Zaza a +4 – e con un turno da recuperare – rispetto al Gijon terz’ultimo. Un panorma che resta comunque più competitivo della Serie A, dato che il Leganes e il La Coruna si possono dire tutt’altro che salvi, rispettivamente a +5 e +6 dalla zona retrocessione. Gijon, Granada e Osasuna hanno totalizzato 31 punti (alla 18° giornata, in Italia siamo alla 20, con Pescara e Crotone che han giocato 19 gare), un risultato comunque più dignitoso delle nostre ultime.

IN EUROPA DOMINA L’EQUILIBRIO – Negli altri campionati il problema neanche si pone. In Francia domina un equilibrio sorprendente. Tra il Rennes settimo e il Metz ultimo ci sono solo 10 punti di differenza (rispettivamente 28 e 18), con il fanalino di coda transalpino che ha addirittura subito un -2 di penalizzazione. La Premier League com’è noto non ha pecore nere. Swansea (15), Sunderland (15) e Hull (16) hanno totalizzato 46 punti alla giornata numero 21, col Crystal Palace (16) nel pieno della zona retrocessione, da cui non scappano Middlesbrough (20) e Leicester (21). Lo stesso vale per la Bundes, con il solo Darmstadt apparentemente condannato. Ingolstadt (12) e Amburgo (13) sono a portata di Brema, Moenchengladbach e Wolfsburg (nobile terzetto a 16) con Augusta e Schalke (18) tutt’altro che in una ‘comfort zone’.
 
POSSIBILI RIFORME –
Come fare per risollevare la media punti (0.5 il Palermo,  0.47 Crotone e Pescara) più bassa del continente? Non è facile indicare una soluzione. Diminuire il numero di squadre da 20 a 18 livellerebbe sicuramente il torneo, anche se lo sport in generale non va verso soluzioni di riduzione, quanto di ampliamento, semmai. La diminuzione a cascata di club in A, B e Lega Pro non può essere ben vista dalla Assocalciatori, che vedrebbe decrescere il numero di professionisti, relegando più tesserati al dilettantismo. Inoltre, tagliare il numero di giornate da 38 a 34 (si parla di nuovo di Serie A) non sarebbe positivo per chi il campionato lo trasmette: riducendo il concetto all’osso, si tratterebbe di meno ore di programmazione, meno pubblicità, meno ricavi. Questi sono solo due dei motivi che hanno indotto il Presidente federale Tavecchio a dichiarazioni molto prudenti in tal senso. Il problema, però, resta, ed è più che mai attuale.

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Protagonisti:
carlo tavecchio

Fonte: Repubblica

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