Legatevi ai numeri, stabilite un rapporto di fiducia e poi allontanatevene, certi di ritrovarli al solito posto: freddi, sintetici, cinici. Ma qualcosa vorranno pur dire, indicheranno una strada e torneranno utili ad ogni confronto necessario. Il Napoli ha sbirciato nel suo recente passato e s’è accorto che quel bambino, che ad un certo punto era diventato adolescente, sta correndo verso la piena maturità e ha raggiunto un equilibrio che andrà tutelato, un punto d’incontro tra pregi e difetti di una vita, tra limiti e segreti che s’ignoravano, distanti tra di loro. Oggi sono più vicini, quasi si sfiorano, ed è possibile intuirlo rileggendo la storia di questo primo scorcio di campionato: dopo sette giornate il Napoli ha segnato venticinque gol subendone «appena» cinque, dunque accontentando l’istinto della fertilità con la prudenza che rende grandi. Adulti.
CONFRONTO. Da quando c’è Sarri segnare non è mai stato un problema, anzi è parsa una splendida opportunità, un marchio d’orgoglio: sedici gol due anni fa, quattordici nella scorsa stagione. I venticinque attuali rappresentano una crescita straordinaria: lo spiega l’intesa raggiunta da un’idea di calcio vincolata alla bellezza, la generosità di tutti (sono già undici i calciatori del Napoli andati a segno in stagione) e l’esplosione di Mertens, l’ex esterno che ha afferrato la sua carriera stravolgendola, offrendole la possibilità di rinascere da centravanti. Il belga ha segnato sette gol in campionato e lo scorso anno s’era fermato a ventotto, di cui appena due nelle prime otto giornate, quando s’alternava con Insigne a sinistra.
COME LA JUVE. Ma c’è dell’altro in queste cifre e coinvolge la fase difensiva: in campionato il Napoli ha subito cinque gol, due in meno rispetto alla prima stagione con Sarri (2015/16) e uno in meno rispetto allo scorso anno. Sono le stesse reti subite dalla Juve, e anche se non si tratta di primato (l’Inter ha subito 3 gol e la Roma 4) resiste l’idea d’una crescita sensibile, lenta e progressiva, che ha attraversato le circostanze e ogni sua potenziale insidia. È un segnale, un indizio, una conferma sul lavoro quotidiano di una squadra che oggi non s’espone per andare a segnare ma s’incammina unita verso la porta avversaria, otturando ambizioni altrui, impedendo a chiunque d’intrufolarsi in questo meccanismo perfetto, che è figlio della continuità.
EQUILIBRIO. L’attacco e la difesa sono facce dello stesso progresso, espressioni differenti di un sogno che ha raccolto a sé ogni alleato proponendogli un patto: divertirsi uniti, mimetizzarsi ognuno nelle peculiarità altrui, confondere gli avversari impedendogli d’identificare un punto di confine tra l’uno e l’altro. Non esistono più (solo) reparti ma idee e concetti di tattica condivisi: esiste una fase difensiva alla quale partecipano tutti, specialmente gli esterni alti come Insigne e Callejon; esiste poi quella offensiva, che s’avvale del progresso di Ghoulam, delle percussioni di Allan, della classe di Hamsik ed ora anche dei gol (due) di Koulibaly. Esiste una squadra che segna tanto e subisce poco, che sorride ad ogni istante e guarda al futuro con fiducia. Bella, concreta ed ora anche equilibrata.
Corriere dello Sport