La storia del Pordenone non ha niente di casuale

Se pressati bene, i neroverdi non rinunciano a cercare direttamente l’attacco, sfruttando la fisicità di Magnaghi (o Gerardi) e la reattività di trequartisti e mezzali nell’accorciare in zona palla.

La squadra ha iniziato il campionato secondo le aspettative, mantenendo imbattibilità e primo posto in classifica per le prime 11 giornate (nonostante i 6 pareggi). Ad inizio novembre la rimonta subita con la Triestina ha tolto imbattibilità e testa della classifica, anticipando le sconfitte con Reggiana e Padova nell’arco di 7 giorni. Col Padova sopra di 8 punti (con una partita in meno) i ramarri sembravano destinati ad una stagione anonima, ma la coppia Italia ha sparigliato la stagione.

Dopo aver battuto Matelica, Venezia e Lecce il Pordenone è arrivato ai sedicesimi di Coppa Italia contro il Cagliari, in una partita che sembrava lo zenit della stagione neroverde. La partita della Sardegna Arena è stata il turning point della stagione: messa di fronte un avversario di prestigio la squadra di Colucci ha ritrovato l’attenzione e l’intensità delle prime giornate, sorprendendo i i cagliaritani con una perla di Sainz-Maza all’11esimo.

Il vantaggio è durato appena 7 minuti (gol di Dessena), ma gli uomini di Colucci – invece di accontentarsi del pari – hanno continuato a giocare, cercando di mantenere il possesso e alzando il baricentro appena possibile. Un atteggiamento che ha spiazzato il Cagliari, costretto a difendersi più del dovuto e infine punito da Bassoli, su corner. La partita con l’Inter, insomma, è arrivata in maniera inaspettata, ma gli incastri della stagione hanno suggerito una vera predestinazione.

Nell’ultima partita ufficiale prima dell’Inter il Pordenone ha affrontato la Sambenedettese al “Riviera delle Palme”, uno stadio la cui struttura è ispirata a San Siro (e dove l’Inter aveva giocato lo scorso luglio); per la gara successiva i neroverdi erano attesi in casa del Renate, squadra fondata da alcuni tifosi interisti (e che dall’Inter riprende anche i colori sociali).

A queste coincidenze si è sommato il turno di sosta in campionato, che ha permesso a Colucci di avere otto giorni per preparare la gara, senza dover fare troppo affidamento alle conoscenze fantacalcistiche dei suoi giocatori.

Come è andata a San Siro

Il Pordenone è arrivato alla sfida con l’Inter in condizioni ottimali, con 4 mila (!) tifosi al seguito e la simpatia delle tifoserie di tutta Italia (compresa quella interista) dalla loro parte. Come chiesto dal Pordenone in un tweet, l’Inter aveva tenuto fuori Icardi, così come altri 8/11esimi della squadra titolare. Dall’altra parte i ramarri aveva un solo assente (Gerardi), e aveva recuperato a pieno regime i due totem della squadra, il capitano Stefani e il miglior talento a disposizione, Emanuele Berrettoni.

Come a Cagliari, il Pordenone ha iniziato la partita senza alcun timore: la squadra di Colucci ha coperto con attenzione ma non ha mai rinunciato a ripartire, portando molti giocatori al limite dell’area avversaria e provando a sorprendere da squadra, attaccando e difendendo come un nucleo compatto.

La scelta ha esposto i neroverdi a qualche rischio (il portiere Perilli è chiamato a tre grandi parate), ma ha permesso alla squadra di giocarsela: al 30’ Magnaghi ha ricevuto una seconda palla conquistata da un compagno, ha vinto il duello fisico con Skriniar e fatto tremare il palo alla sinistra di Padelli.

Fonte: SkySport

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