Diritti tv, la parola al giudice. Mediapro rifarà il bando?

ROMA – Fra i timori dei presidenti e la preoccupazione del commissario Giovanni Malagò, il grande giorno è arrivato: domani, venerdì 4 maggio, la parola passa al giudice del tribunale civile di Milano. La decisione potrebbe arrivare sabato o lunedì, a meno che ci sia un tentativo di conciliazione delle parti. Il giudice potrebbe confermare o revocare il provvedimento di sospensione d’urgenza, ottenuto da Sky il 16 aprile, del bando con cui Mediapro ha messo in vendita i diritti tv della Serie A per il triennio 2018-2021. Non è esclusa, in linea teorica, la possibilità delle parti di chiedere un rinvio dell’udienza. Ma questo allungherebbe i tempi creando forti timori nel mondo del calcio. L’ordinanza dello scorso aprile è un provvedimento provvisorio (in fase cautelare e non di merito) che è stato preso senza la discussione tra le parti in aula, che avverrà, come detto, domani a porte chiuse.

La vicenda dei diritti tv, dalla quale dipende dipende tutto il nostro calcio, si trascina ormai da quasi un anno, quando, nel giugno 2017, il primo bando della Lega andò deserto (furono offerti solo 830 milioni). Con provvedimento emesso in data 16 aprile 2018 il tribunale di Milano ha sospeso la procedura competitiva di assegnazione dei contenuti audiovisivi disposta da Mediapro Italia con bando del 6 aprile, fissando l’udienza di comparizione delle parti per domani. Il giudice ha in pratica accolto il ricorso urgente (ex articolo 669 bis ss e 700 c.p.c.) di Sky Italia, che sarà oggetto di riesame: la sezione specializzata in materia di imprese del tribunale di Milano ha attribuito rilievo alle plurime condotte illecite imputate a Mediapro Italia, in violazione del decreto Melandri, delle norme in materia di concorrenza e del provvedimento adottato dall’Agcm il 14 marzo. Secondo la prospettazione di Sky Italia, con la predisposizione dei pacchetti principali e dei pacchetti opzionali nel bando, Mediapro Italia non agirebbe quale intermediario indipendente, ma diventerebbe un vero e proprio player del mercato in cui concorrono gli operatori della comunicazione come Sky Italia. Il tribunale ha anche riconosciuto “la particolare rilevanza del periculum in mora connesso a un’operazione commerciale di così rilevante entità e destinata a proiettarsi in un ampio arco temporale, rispetto alla quale il paventato effetto distorsivo sarebbe del tutto idoneo a determinare gravi squilibri nel mercato e in danno dei singoli operatori dell’informazione interessati in ragione della notevole influenza sulla acquisizione (e perdita) di quote di mercato che l’esito della gara produrrebbe sull’uno o l’altro dei protagonisti della vicenda e la sostanziale impossibilità di un integrale ristoro di tale pregiudizio in sede di mero risarcimento monetario del danno”.

Questo ha portato allo sospensione del bando. Sky ha buone ragioni di vedere riconosciuta, anche se forse solo in parte, la sua richiesta (32 pagine dettagliate) di “decreto inaudita altera parte”. Mediapro ha risposto con una “memoria di costituzione e resistenza” di 54 pagine firmata dagli avvocati Gianluca Zampa e Fabio Arossa di Roma, Luca Ferrari, Matilde Rota ed Enrico Castellani di Milano. Ci sarà battaglia davanti al giudice C.Marangoni. Il tribunale potrebbe costringere Mediapro a rifare il bando daccapo (e qui sorgerebbero non pochi problemi) oppure, ipotesi più probabile, a correggere alcuni punti. Soprattutto due: il fatto che non sia stata fissata, a differenza del passato, una cifra minima nel bando potrebbe andare contro la legge e le linee guida, tesi peraltro contestata dai legali di Mediapro che sostengono di avere agito nell’interesse del “cedente”, vale a dire la Lega. La Autorità garanti hanno l’obbligo di vigilare sui pacchetti in modo che siano equilibrati anche sulla base del prezzo. Inoltre l’intermediario catalano ha previsto un prodotto chiavi in mano, vale a dire 270 minuti già confezionati (Mediapro gestirebbe anche la pubblicità). Sky l’ha già detto, è pronta a fare una offerta “importante” (750-800 milioni) per il calcio italiano ma vuole garanzie ed esclusive. Di Mediaset Premium si sono perse le tracce (potrebbe offrire ben poco), mentre c’è interesse al prodotto da parte di Perform, Tim e Vodafone. Luigi De Siervo, ad di Infront Italia, advisor della Lega, aveva promesso ai presidenti di portare in cassa circa 1400 milioni, e spera ancora di farcela: 370 sono già arrivati dai diritti esteri, 50 arriveranno dalla Coppa Italia (lunedì apertura delle buste, la Rai rischia con Mediaset) mentre Mediapro ha offerto 1 miliardo e 50 milioni, cifra accettata dai presidenti. Ora si aspetta il tribunale per capire se il campionato potrà partire, il 19 agosto, con la copertura tv. Restano altre due ipotesi: un terzo bando che non spiacerebbe a Sky e il Canale della Lega che è l’obiettivo più volte dichiarato di Mediapro. Ma forse si troverà una soluzione senza ulteriori rischi di contenziosi legali.

Lunedì 7 maggio a Roma, salone d’onore del Coni, si terrà un’altra assemblea di Lega, tema cruciale i diritti tv. Malagò spera di poter rassicurare i presidenti, in forte ansia soprattutto quelli dei club medio-piccoli che già in questo periodo chiedono alle banche di “scontare” i soldi dei diritti. Probabile, se si andrà per le lunghe, che slitti ancora la chiusura della governance della Lega (vedi Spy Calcio del 2 maggio), col presidente Gaetano Micciché che attende, ormai da tempo, il resto della sua “squadra” per poter partire a pieno ritmo.
 

Fonte: Repubblica.it

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