Var dai quarti nelle Coppe europee? Mai dire Mai

Chissà come commenteranno (o avranno già commentato) la gara dell’Olimpico il presidente sloveno dell’Uefa Ceferin e l’arbitro sloveno Skomina. Il direttore di gara dell’Olimpico è uno degli arbitri migliori al mondo in questo momento, candidato (ora forse un po’ meno) per la finale di Kiev e anche per quella di Russia 2018, dove arbitrerà con l’aiuto dei Var. Al plurale, perché saranno addirittura 4 per ogni partita gli uomini che vigileranno al video sulla Coppa del Mondo.

Skomina si allena da più di un anno ad arbitrare con i colleghi in cuffia, con la possibilità di rivedere le immagini. Colleghi non sloveni: difficile trovarne alla sua altezza, anche a livello di assistenti (guardalinee se preferite), tanto che per un periodo in passato gli fu affiancato in Europa l’italiano Cariolato: Skomina parla perfettamente la nostra lingua, oltre che l’inglese ovviamente, idioma ufficiale degli arbitri e dei Var.

Skomina dunque sa benissimo cosa sarebbe successo e cosa avrebbe sentito nelle orecchie in occasione dei due (anzi dei tre) rigori dell’Olimpico e cioè:

1) Il suo assistente avrebbe probabilmente aspettato a sbandierare il fuorigioco di Dzeko, dando modo a Skomina di fischiare il rigore sull’uscita di Karius (o meno, in caso di errata valutazione) e poi rivedere il tutto.

2) Lo avrebbero richiamato per fargli rivedere il mani a due passi dalla porta di Alexander-Arnold sul tiro di El Shaarawy, con conseguente rigore (ma espulsione non scontata, per dare il rosso sul tiro in porta serve la certezza che il pallone vi sarebbe entrato, mentre il tiro del romanista sembra quasi poter finire alto)

3) Lo avrebbero richiamato per togliere il rigore finale dato alla Roma per un mani chiaramente involontario di Klavan

Tutto questo lo sa – e non perché glielo abbia detto Skomina – anche Ceferin, e lo sa Collina, responsabile degli arbitri Uefa – senza Var – e degli arbitri FIFA – con Var. Sanno anche che la revisione video avrebbe aiutato nell’andata a Liverpool, o nel ritorno di Real-Bayern Monaco, sul mani di Marcelo. Come sanno che non avrebbe cambiato nulla sempre al Bernabeu sul rigore concesso dall’ “insensibile” Oliver. E che non avrebbe cancellato le polemiche di Real-Juve, anzi forse le avrebbe amplificate, come amplificate a dismisura dalla presenza del Var sono state quelle di Inter-Juve.

Certo però avrebbe evitato alcuni errori clamorosi. Perché allora l’Uefa si ostina a rinviarne l’uso? Basta riprendere le parole pronunciate proprio da Collina all’inizio di marzo a Zurigo, in occasione dell’ok ufficiale dell’Ifab al Var: “Dovreste fare i complimenti all’Uefa per il realismo e la serietà. Non siamo contro il Var, semplicemente siamo realisti, e sappiamo di non essere ancora pronti”. In effetti, paragonare l’uso del Var in un singolo campionato o in un torneo come il Mondiale a quello che rappresenterebbe nelle Coppe europee è frettoloso. Totalmente diversa la logistica delle gare e il numero degli arbitri necessari, troppo poche le federazioni europee allenate col Var per poter garantire “squadre” all’altezza del compito (cioè arbitro, assistenti e uomini in cabina). Senza dimenticare che l’Ifab, l’International Board, guardiano delle regole e anche dell’uso del Var, prevede un minimo periodo di addestramento offline prima di avere il via libera.

Attenzione però ad escludere del tutto la possibilità di avere i Var negli ultimi turni delle Coppe europee della prossima stagione. Magari solo in Champions, magari solo dai quarti in poi. Ceferin e Collina  non hanno bisogno di parlare con Skomina per sapere che può valer la pena provarci.

Fonte: SkySport

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