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Reina e quei soldi agli Esposito: “Sapevo tutto, ma pensavo fossero cambiati”

Un bonifico di 15 mila euro. Ordinato dal calciatore spagnolo Pepe Reina, fino a qualche giorno fa portiere del Napoli, e diretto alla società Grandi Eventi riconducibile ai locali dei fratelli Esposito. L’edizione odierna de La Repubblica pubblica il verbale del portiere spagnolo depositato dai Pm De Falco, Parascandalo e Teresi:

«Mi chiedete di spiegare la causale, ma non ricordo. Probabilmente si sarà trattato di qualche altra festa», dice Reina ai magistrati che lo hanno sentito come teste nelle indagini sugli imprenditori Gabriele, Francesco e Giuseppe Esposito, indagati per interposizione fittizia di beni e sospettati di collusioni con la camorra.

Gabriele e Giuseppe sono in cella, il fratello Francesco (difeso dall’avvocato Roberto Saccomanno) è stato scarcerato dal Riesame. Nel verbale depositato, Reina ricostruisce i suoi rapporti con i tre fratelli ma non la motivazione di quella fattura. «Probabilmente si sarà trattato di qualche altra festa da me organizzata. Mi riservo di farvi avere copia della documentazione», assicura, ricordando di aver organizzato una festa del locale di Coroglio degli Esposito anche a maggio 2017. «Feci inviti per 200 persone, ma ricordo di aver pagato solo lo champagne», dichiara aggiungendo che delle feste si è sempre occupata la moglie.

Reina ha comunque escluso di aver «partecipato alle attività» degli Esposito, «né mi è mai stato proposto. Gabriele mi ha solo parlato del progetto di aprire un locale a Ibiza quest’estate» I fratelli gli furono presentati da Paolo Cannavaro, all’epoca capitano della squadra, come «imprenditori del settore dei giocattoli. Sapevo che erano sponsor del Napoli». Nei primi tempi, spiega il calciatore, «li frequentavo sporadicamente». Poi, dopo il trasferimento di Cannavaro, a gennaio 2014, il rapporto «divenne più stretto, in particolare con Gabriele», che ha sul capo una condanna in primo grado a sette anni per camorra. «Lo sapevo, ma pensavo che fosse cambiato – racconta il calciatore – almeno così dicevano la moglie e i fratelli. Non hanno mai evocato un contesto mafioso».

Oltre ai giocattoli, gli Esposito hanno attività nel settore della ristorazione a Chiaia, la discoteca Club partenopeo a Coroglio. E non solo. «Mi risulta che abbiano anche un’agenzia di scommesse a Piazza Mercato che ho sempre identificato nella persona di Giuseppe Esposito», ammette Reina. Una volta il calciatore è anche andato «in piazza Mercato dove si trova l’agenzia. Ci andai con Gabriele, rimasi nella sua auto, lui doveva parlare con qualcuno». Ma certo la presenza di un calciatore di altissimo livello fermo in macchina sull’uscio di un’agenzia di scommesse è un’immagine che fa riflettere. Reina ha depositato copia del bonifico da 7200 euro versato il 14 maggio scorso come corrispettivo della festa d’addio organizzata al Club partenopeo il 2 maggio. Pagamento, sostiene, «effettuato spontaneamente e non perché lo avessi concordato con Gabriele», anche perché nel frattempo l’imprenditore era tornato in cella.

Reina non è indagato, né lo è Cannavaro. Entrambi sono stati deferiti davanti alla giustizia sportiva per queste frequentazioni. Alla cena con la squadra di un anno fa, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis aveva messo in guardia la moglie di Reina sulle amicizie del marito. Il club poi non ha rinnovato il contratto al portiere, che andrà al Milan.

Ma perché dopo il loro primo arresto, del giugno 2017, il calciatore non ha allentato i rapporti con i tre fratelli? «Per me erano persone normali – replica – li frequentavo a cena e in altre occasioni del genere, ad esempio a Ibiza quando venivano. Erano amici e, quando furono scarcerati la prima volta, ebbi a concedere loro il dubbio che non fossero persone cattive». Successivamente, «le frequentazioni diminuirono, per riprendere nell’ultimo periodo in considerazione del fatto che stavo lasciando il Napoli». E il codice etico del club? «Non l’ho mai letto, ma so che esiste».

 

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