OBIETTIVO NAPOLI – Una ripresa all’assalto non basta a dirimere le controversie

Che una gara tra Napoli e Juventus si concluda tra mille controversie non è una novità. Altrettanto consueta è la tendenza degli azzurri a non riuscire ad uscire vincitori nelle gare più importanti di questa stagione. D’altra parte, a ben vedere, questa sfida tra napoletani e bianconeri non è che avesse tutta questa importanza, al di là delle effimere soddisfazioni legate alla rivalità tra le due tifoserie. Troppo superiore la Juve, che dall’alto dei suoi sedici punti di vantaggio in classifica, poteva permettersi pure di venire a Napoli per fare turismo, ed invece si è tolto lo sfizio di rimarcare ancora una volta la propria superiorità. Seppur in una partita che avrebbe visto la squadra di Ancelotti meritare il pareggio. Nel calcio, però, i se e i ma non contano. “Se non fosse stato espulso Meret”, “se Insigne avesse segnato il rigore”…la Juve è questa: brutta e spietata, capace di raccogliere il massimo col minimo sforzo, a dispetto della eventuale superiorità estetica dell’avversario. Anche prima della contestata espulsione del portiere azzurro, nell’undici partenopeo qualcosa sembrava non girare alla perfezione. Il tandem Malcuit-Callejòn sembrava limitarsi a vicenda, con lo spagnolo costretto ad innaturali movimenti a venire in mezzo al campo per lasciare la corsia al francese, che d’altra parte non trovava nell’ex Real Madrid un fluido riferimento per le uscite palla al piede. Dall’altro lato, Hysaj era costretto a tenersi bloccato dietro, non garantendo a Zielinski le sovrapposizioni che avrebbero avvalorato i suoi movimenti ad accentrarsi. D’altra parte, la squadra di Allegri aveva cercato di mantenersi solida in campo, cercando di portare all’errore i partenopei per trarne il massimo profitto. Ed è quello che è successo. Il pressing juventino ha indotto all’errore un disattento ed inesperto a questi livelli Malcuit, punendo gli azzurri prima con espulsione e punizione perfetta di Pjanic, poi col gol del raddoppio. Sullo 0-2 e con l’uomo in meno la partita era finita. Poi, però, è avvenuto l’imponderabile. Il Napoli ha trovato l’orgoglio e la fame per dare una svolta al suo match, aiutato dall’espulsione dello stesso Pjanic che ha ripristinato la parità numerica. Sospinto dal San Paolo, quindi, gli azzurri si sono ritrovati nelle condizioni ambientali e psicologiche per ribaltare l’incontro, trascinato dal tandem Zielinski-Insigne sulla sinistra, dalla lucidità di Fabiàn in mezzo al campo, e dall’ardore agonistico di Allan e Koulibaly. Sembrava potesse bastare, ma la mancanza di un carrarmato in mezzo all’area avversaria, uscito pure Milik nel primo tempo, ha reso arduo il compito del Napoli di trovare i colpi che avrebbero messo KO una Juve racchiusa tutta nella sua area per un intero tempo di gioco. Non è mancata, di certo, la voglia e l’intensità, almeno nella ripresa, ma presenza e fisicità in aria probabilmente si.
Sconfitta ingiusta e sfortunata, probabilmente sì, ma quel che conta alla fine sono i tre punti portati a casa dagli avversari. E se gli avversari sono quelli che hanno sedici punti in più in classifica, non può essere solo un caso.

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