Editoriale. “Io resto a casa”, tutta l’Italia zona rossa, adottati provvedimenti forti

Editoriale. Il Premier Giuseppe Conte ha varato nella notte il nuovo provvedimento “Io resto a casa”, proclamando l’Italia intera zona rossa. Nessuno potrà partire da qualsiasi città senza un giustificato motivo.  Stop al pallone fino al 3 aprile prossimo. La nostra penisola si ferma per combattere il coronavirus, ma saranno garantite le aperture dei negozi alimentari e delle farmacie. Bar e ristoranti aperti fino alle 18. Inoltre non è permessa qualsiasi forma di “assembramento” anche all’aperto. Almeno fino al prossimo 3 aprile;  il nuovo decreto “lo resto  a casa” non è un consiglio ma è un imperativo. Dappertutto resteranno chiusi cinema, teatri, palestre, non sarà possibile celebrare matrimoni e funerali e nel fine settimana non apriranno neanche i centri commerciali. Chiusi anche i centri benessere, centri termali, centri culturali e ricreativi e piscine Suole, Atenei, scuole guida resteranno chiusi fino al giorno 3 del mese prossimo. Come annunciato fermi tutti gli sport, compreso il campionato di calcio, spazio soltanto alle squadre impegnate nelle coppe europee che dovranno disputare le partite a porte chiuse. Tutti gli atleti professionisti ed olimpici, tuttavia,  potranno allenarsi. Infine le chiese ed i luoghi di culto religioso potranno rimanere  aperti solo se  capaci di garantire la distanza tra i fedeli  di almeno un metro. Insomma il nostro paese è stato letteralmente messo in ginocchio. Ovviamente, vista la situazione, non si poteva agire diversamente, per cui il decreto governativo, peraltro sollecitato anche dal Coni, che parte da oggi, 10 marzo, è giustificato. Di fronte alla salute dei cittadini tutto viene in secondo piano. Per quanto concerne le sorti del massimo campionato di calcio, resta un rebus quello che accadrà. Studiare un calendario alternativo è quasi impossibile., dichiarare finito il torneo potrebbe essere una soluzione. ma cosa accadrebbe , con scudetto e retrocessioni? Si potrebbe chiedere alla Uefa di valutare uno spostamento, magari al 2021  del  campionato Europeo in programma in vari paesi del vecchio continente a partire dal 12 giugno. Procrastinare  la manifestazione internazionale  a causa dell’emergenza globale consentirebbe di poter contare su più date  per portare a termine il torneo. Se non venisse approvata questa soluzione si spalancherebbe la possibilità peggiore cioè la chiusura definitiva di questo campionato di calcio. Il Consiglio di Lega dovrà essere in grado di studiare un piano  per non farsi trovare impreparato in caso di necessità, occorre trovare una soluzione che metta tutti d’accordo. Un lavoro molto delicato e difficile purtroppo. Attendiamo con ansia  gli eventi e dopo il 3 aprile si valuterà la situazione.

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