Koulibaly: “Gattuso ha portato ottimismo, ho parlato con Osimhen. Futuro? Penso solo al Napoli”

Lunghissima intervista del difensore del Napoli, Kalidou Koulibaly ai colleghi della Gazzetta. Tanti i temi toccati: dal razzismo, al momento suo e del Napoli e alla sfida contro il Barcelona, nonchè del suo futuro con la maglia azzurra.


Ha saputo, Koulibaly, dell’iniziativa contro il razzismo che sta portando avanti Lewis Hamilton? «Black lives matter» sta avendo parecchi riscontri nella sport. Che ne pensa?

«Sì, ho saputo di quanto avvenuto prima del gran premio d’Austria. Non ho potuto seguire direttamente, perché ero
concentrato sulla partita. A me fa piacere, uno come lui è una figura sportiva di grande rilievo. Lo ringrazio e gli faccio i complimenti per quanto sta facendo».
Non tutti i piloti, però, hanno scelto di inginocchiarsi: che segnale è stato, secondo lei?
«Ognuno agisce come gli pare, se uno se la sente di farlo lo fa, anche tra i calciatori è successo. Ma non dobbiamo puntare il dito. Prendiamo il lato positivo di tutta questa vicenda e di quanto sta facendo Hamilton,
questo deve restare in testa».

Lei ha ricevuto una telefonata di Osimhen, che le ha chiesto se Napoli è una città razzista: cosa le ha detto?
«È vero che mi ha chiamato. Abbiamo parlato del razzismo, gli ho detto che venendo a Napoli non avrà di questi problemi, sceglierà la città giusta. Anch’io ho provato l’amarezza dell’insulto razzista, ma mai a Napoli. L’ho tranquillizzato, gli ho detto che se dovesse venire, avrà la migliore scelta. Poi, il resto dovranno farlo i dirigenti».
Che cosa rappresenta per lei e la sua famiglia Napoli? Ormai vive in questa città da sei anni, i suoi due figli sono nati qui.
«La mia famiglia sta molto bene a Napoli e questo mi rende felice. Se sono qui da sei anni è solo grazie a loro, perché se non si fossero trovati bene, già sarei andato via.I miei figli parlano l’italiano così come il francese. In casa parliamo entrambe le lingue. Qui si vive tranquilli, sento dire che andrò via, ma io qui sto bene, non capisco perché si debba parlare di mercato quando non c’è niente all’orizzonte. Ogni giorno ce n’è una nuova».
Lei ha attaccata addosso l’etichetta di mister 100 milioni, perché questo dovrebbe essere il suo valore di mercato: le pesa questa valutazione?
«A me non piace questa etichetta. Il prezzo lo fanno i dirigenti. Io sono solo un giocatoreche pensa a dare il cento per
cento in campo e aiutare i compagni».
La sua, finora, non è stata una stagione esaltante: condivide?
«La quarantena mi ha fatto molto bene, ho lavorato a casa, mi sono attrezzato una palestra nel garage per ritrovare la
forma fisica: ci sto arrivando. So che quest’anno non sono stato al massimo, anche se in
Champions ho fatto bene. Questa non sarà la mia peggiore stagione. Ho pagato la partecipazione alla Coppa d’Africa,
mi sono portato dietro la fatica, il fisico non mi seguiva, reagiva poco».

Un momento, quello dello scorso autunno, che è costato la panchina a Ancelotti: dispiaciuto?
«Certo, ma l’arrivo di Gattuso ha portato una ventata di ottimismo, ha dato fiducia a tutti noi. Mi è dispiaciuto essermi fatto male proprio nel giorno del suo esordio in panchina. Con il nuovo allenatore, prima del lockdown, sono riuscito a giocare pochi minuti col Parma e la gara contro il Lecce, dove mi sono nuovamente infortunato. Si, ho dato poco, ma ora conto di recuperare il tempo perduto. Il lavoro fatto all’interno dello spogliatoio e quello sul campo, quotidianamente, lo si vede dai risultati che stiamo ottenendo, Coppa Italia compresa».
Dica la verità, prova un po’ di rammarico nel non essere lassù, a contendere lo scudetto alla Juventus?
«Sì, tanto. La seconda parte di campionato sta evidenziando un grande Napoli. Proprio quando giocammo l’andata
contro la Roma iniziò il nostro declino. E quel periodo nero ci ha staccati di 15 punti dalla Roma, gli stessi che abbiamo recuperato col nuovo corso e che ci permettono di stare al quinto posto a pari punti proprio con i giallorossi».
Ha mai pensato che senza l’ammutinamento, probabilmente, le cose sarebbero potute andare diversamente?
«Non dobbiamo pensare al passato, sono cose successe e non possiamo cambiarle. Abbiamo chiarito tutto, ed è inutile vivere di rimorsi, dobbiamo guardare al futuro e credere nel lavoro che stiamo facendo. Dobbiamo preparare bene la Champions. Saranno partite secche e sicuramente non dal pronostico scontato. In campionato, poi, dobbiamo affrontare ancora Milan, Inter, Lazio, le motivazioni ci sono».
Esageriamo se diciamo che Barcellona e Napoli hanno le stesse possibilità di accedere ai quarti di Champions Potreste essere ricordati come la squadra che per la prima volta nella storia del club è riuscitaa superare gli ottavi di finale.
«No, nessuna esagerazione, perché noi dovremo provare a vincere. Conosciamo il loro valore, ma anche noi abbiamo
giocatori di livello e possiamo competere. Poi, l’idea di poter fare qualcosa di unico rende ancora tutto più suggestivo. Al Camp Nou non andremo in gita, mi sento di garantirlo per tutti i compagni».
Ci dice un giovane difensore che la sta impressionando?
«De Ligt è un grande e crescerà ancora. Uno contro uno è imbattibile, Sarri lo sta perfezionando. In Serie A ci sono
tanti difensori di livello, a partire da Skriniar per finire con Mancini della Roma. Il livello delle difese italiane è buono».
Proprio alla Gazzetta,tempo fa, lei disse che il giorno in cui sarebbe andato via da Napoli avrebbe pianto: quelle lacrime le stiamo allontanando?
«Nel calcio non si sa mai cosa succede. Non ho mai parlato con la società per andare via. Se dobbiamo trovare una soluzione la troveremo, ma io non ho mai parlato di mercato. Leggo anch’io sui giornali del mio futuro. Ma io voglio pensare soltanto a giocare, sono al 100 per cento del Napoli e mi dà fastidio essere accostato, ogni giorno, a questo o a quel club europeo. Vedremo cosa deciderà il presidente, se mi proporrà il prolungamento del contratto, cosa che, dunque, mi permetterebbe di concludere qui la carriera. Al momento, ho ancora tre anni di contratto: sono tanti, e non sto pensando a null’altro se non al Napoli».
Se le dicesse: Napoli per sempre?
«Non direi di no. Ma non vorrei illudere nessuno. Si sa come vanno le cose nel calcio. Magari dici che resti a vita e poi vieni ceduto. Allora dico ai tifosi che io darò il 200-300 per cento fino a quando vestirò questa maglietta. Con la gente di Napoli ho un rapporto speciale, un sentimento puro».

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